Le donne nella società: un capitale umano da valorizzare insieme agli uomini ripartendo dall’educazione

Riflessioni ad ampio raggio sul ruolo delle donne tra lavoro, politica, sport e linguaggio di genere

Maggiore consapevolezza in tutti gli ambiti della società: questo l’appello unanime lanciato alle donne durante il convegno “Aspettando l’8 marzo…” promosso dal Comitato Unico di Garanzia di Tor Vergata che ha avuto luogo il 6 marzo presso l’Auditorium Ennio Morricone della Macroarea di Lettere e Filosofia. Tanti i dati emersi e le esperienze personali che studiose e personalità dello sport, della politica e del giornalismo hanno riferito nel corso dell’evento.
Oggi, 8 Marzo è la giornata internazionale delle donne per ricordare e celebrare le conquiste sociali, politiche, economiche finora raggiunte. Oggi è meglio di ieri ma la lotta contro l’invisibilità, i pregiudizi e la violenza di genere non deve arrestarsi. Le donne sono ancora lontane dalle stanze del potere e dai ruoli dirigenziali di aziende, istituzioni e università, per questo servono modelli di leadership al femminile che siano di ispirazione per tante giovani ragazze. Bisogna agire sull’ auto-percezione che le donne hanno del loro ruolo nella società non solo su come vengono percepite al di fuori. Per farlo è necessario ripartire dall’educazione perché come sostiene Florinda Nardi, docente di letteratura italiana a “Tor Vergata”: “tutta la filiera scolastica ha un ruolo importantissimo nel combattere pregiudizi avvertiti come automatismi quindi naturali e normali”. Non dimenticando che la parità di genere “è una battaglia che va condotta dalle donne insieme agli uomini non contro di essi. Gli errori da evitare sono il non fare gruppo e l’oltranzismo femminista”.
La giornalista Tiziana Ferrario ha aperto il dibattito con la presentazione del suo ultimo libro “Orgoglio e Pregiudizi” (Chiarelettere, 2017) che trae spunto dalla rivoluzione avviata dalle donne in America a partire dalla marcia di Washington il giorno dopo l’insediamento del presidente Trump, noto per le sue dichiarazioni sessiste, e la cocente sconfitta di Hilary Clinton candidata ad essere prima presidente donna degli USA. La giornalista, corrispondente da New York incita a un risveglio delle donne italiane che spesso “non sono consapevoli di ricevere pochi aiuti” infatti il nostro paese ha la percentuale più bassa di madri lavoratrici. Anche il movimento americano “Me Too” contro le molestie sessuali è un concetto ancora distante in Italia seppure recentemente le donne dello spettacolo e dell’informazione si siano schierate su questo tema. Negli Usa “le donne hanno capito che bisogna fare squadra lavorare sulle cose che uniscono non su quelle che dividono”. Un’onda rosa dovrebbe sollevarsi anche in Italia dove, sostiene la Ferrario: “c’è bisogno di un bel risveglio, di una rivoluzione culturale che parta dentro le case, nelle aziende e arrivi alle istituzioni. Bisogna lavorare su più livelli in tutte le professioni: giornaliste, giuriste, ma anche il mondo accademico può avviare ricerche e dare segnali forti”.
L’economista Annalisa Rosselli, docente del nostro ateneo, ha presentato il bilancio di genere dell’università Tor Vergata (a.a 2015/2016) che tutte le istituzioni pubbliche sono chiamate a presentare dal 2009. È emerso che ci sono ancora facoltà nettamente maschili e femminili (segregazione orizzontale) e che per quanto riguarda le posizioni gerarchiche le donne docenti sono il 34,1% mentre le donne con la carica di professore ordinario sono solo il 21% (segregazione verticale). I ruoli dirigenziali a livello accademico sono ancora ad appannaggio degli uomini e le università devono riflettere su questo perché il talento e l’intelligenza delle donne non resti un capitale sprecato.
Alessia Lirosi, docente del corso di alta formazione alla Sapienza in “Donne, diritti e culture” ha fatto luce sull’accesso delle donne alla politica. Le donne italiane in parlamento sono aumentate passando dal 12% nel 2005 al 30% di oggi. Tendenzialmente le donne danno più attenzione alle politiche sociali, educative e sanitarie e il loro operato ha ricadute positive nella lotta alle discriminazioni.
Emblematico il lavoro della parlamentare Laura Coccia, deputata ma anche atleta disabile recentemente iscritta a un corso di laurea presso il nostro ateneo che da tempo combatte contro le discriminazioni nei confronti delle donne disabili. Il suo obiettivo è sempre stato quello di insegnare alle donne ad avere più coraggio nel relazionarsi con se stesse e con il loro corpo ricordando che “dobbiamo conquistare ogni giorno il nostro pezzettino di uguaglianza”. Durante la sua attività politica ha avanzato una proposta di legge sulla parità di genere nello sport professionistico e ha creato la nazionale femminile parlamentari di calcio.
Per parlare della presenza delle donne nello sport è intervenuta Giulia Quintavalle, oro alle olimpiadi di Pechino 2008 nel judo. Giochi olimpici che avevano visto il 40% di donne in gara, ma ripercorrendo a ritroso la storia, la judoka, ha ricordato che non è sempre stato così. Ha poi sottolineato come la politica sportiva sia ancora indietro in fatto di pari opportunità. Nessuna delle federazioni sportive nazionali è guidata da una donna, tantomeno gli enti di promozione sportiva mentre il ruolo di “segretaria generale” rappresenta il 16%. Infine, il suo messaggio: “Non smettere di sognare, andare fino in fondo perché il mio sport insegna che niente è impossibile, se cadiamo dobbiamo rialzarci. Dobbiamo credere nel nostro valore”.
A chiudere l’incontro Francesca Dragotto, docente di linguistica a “Tor Vergata”, che ha svolto un’analisi sia lessicale che semantica sulla parola donna dal titolo “Chi dice donna dice...” consultabile sul suo blog “Grammatica e Sessismo”. Le locuzioni polirematiche rinvenibili sui dizionari hanno confermato la forte connotazione sessuale negativa che invece non esiste per la parola uomo. In un esercizio affidato ai suoi studenti di età 26/27 anni sul campo semantico donna è emerso che la maggioranza ha associato i concetti di estetica, bellezza e maternità mentre il riferimento alla carriera è stato segnalato solo una volta per giunta da un ragazzo. La lingua è prima di tutto cognizione attraverso il genere categorizziamo il reale e rappresentiamo il mondo. La nostra forma mentis si costruisce sui testi della cultura con cui veniamo a contatto e che rispecchiano un linguaggio , quello italiano, dove il genere è sovrascritto su quello biologico.
Bisogna cambiare prima di tutto l’auto-percezione delle nuove donne. Come? Studiando, mostrando una particolare forza e energia e non mettendo da parte tutta quella letteratura, filosofia, scienza, politica e sport che ha per protagonista una donna.