Cultura e Società Maggio 2019

Leggi gli articoli selezionati nel mese di Maggio 2019

L’apocalypse selon Jim Jarmush

Fonte: Le Temps, 15 Maggio

The Dead don’t die di Jim Jarmush è una  storia di zombies e poliziotti che esce fuori dai canoni sin dall’inizio. Un trito genere narrativo  che esclude trasfigurazioni trascendentali ma che grazie all’humour, alle citazioni e al mix di generi costruisce una narrazione deregolamentata e umoristica delle nostre paure.

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Le “ManifesteCyborg”, ou l’invention d’une histoire féministe

di Paloma Soria Brown

Fonte: Libération, 14 Maggio

Un’opera collettiva ripercorre la storia  e le idee del Manifesto Cyborg di Donna Haraway, che ha utilizzato in chiave femminista il rapporto tra uomo e nuove tecnologie per sovvertire le categorie concettuali dell’Occidente alla base dei rapporti di potere tra i due sessi.

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Art contemporain

di Valérie Duponchelle & Béatrice de Rochebouët

Fonte: Le Figaro, 11 Maggio

Una nuova energia pervade la Biennale di Venezia che esclude dal proprio allestimento il mercato dell’arte e apre a temi scottanti e dalle implicazioni etiche come la realtà delle migrazioni. Spetta allo spettatore decidere se nella distopia e nell'uso di certe categorie estetiche si esprime o meno una nuova sensibilità.

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Warum Schönheit überall anders klingt

di Doris Griesser

Fonte: Der Standard, 15 Maggio

All’università di Graz, un simposio di esperti di tutto il mondo sulla “Etnoestetica della musica”ha voluto superare l’eurocentrismo della estetica musicale come disciplina per determinare non solo i criteri universali che danno forma ed emozione a una melodia, ma anche i fattori sociali che modellano il gusto.

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Peurs bleues et idées vertes

di Thibaut Sardiers

Fonte: Libération, 9 Maggio

Paura, inquietudine, tristezza, sono gli stati d’animo dominanti nella percezione del cambiamento climatico, che determinano l’adesione di massa ai movimenti ambientalisti. Prendere sul serio la paura collettiva e trasformarla in speranza è un compito delle democrazie moderne, nella loro funzione di esprimere la sovranità popolare.

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What the Lefkandi textile reveals about the Greek Dark Ages

Fonte: The Economist, 4 Aprile

Il Museo archeologico nazionale di Atene ha aperto al pubblico il telo di Lefkandi, un pezzo del sito funerario reperito sull’isola di Eubea, che rappresenta un frammento di una civiltà illetterata ma dedita al bello, nell’oscuro intermezzo tra la civiltà di corte del 1150 a.C e le città-stato dell’800  a.C. in poi.

Consulta l’articolo:

https://www.economist.com/prospero/2019/04/04/what-the-lefkandi-textile-reveals-about-the-greek-dark-ages


 

La Anunciación, como la pintó Fra Angelico

di Ángeles García

Fonte: El País, 9 Maggio

L’Annunciazione di Beato Angelico, ritornata dopo un costoso restauro nella sua bellezza e luce mistica originale, sarà esposta al Museo del Prado tra il 28 Maggio e il 15 Settembre in una mostra dedicata a Frate Angelico e gli inizi del Rinascimento fiorentino.

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De Copernic à Galilée, l’union fait la science

di Laurent Jauffrin

Fonte: Libération, 2 Maggio

La storia della scienza appartiene alla storia d’Europa, così come questa per formarsi non ha potuto fare a meno degli intensi scambi tra scienziati e artisti, che attraverso l’espansione della conoscenza hanno creato una identità culturale e una civiltà comune.

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Charlemagne, grand-père de l’Europe unie

di Laurent Jauffrin

Fonte: Libération, 30 Aprile

 

Carlo Magno è stato il primo simbolo dell’unità europea, che coniugava i vincoli delle famiglie regnanti con l’uniformità amministrativa e l’omogeneità religiosa. L’Europa delle cattedrali, dei monasteri e delle università rappresenta le vestigia di una civiltà comune anteriore alla nascita delle nazioni.

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Francois Reynaert: “ Il y a bel et bien une histoire européenne”

di Thibaut Sardier

Fonte: Libération, 29 Aprile

L’Unione europea non è una costruzione così artificiale, ma ha delle ragioni naturali. La cristianità medievale ne è stata il cuore e il collante, e tutta la storia successiva del continente dimostra che sentirsi europei non  è una dichiarazione di cieco pacifismo, ma di avveduto razionalismo.

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Europe: se projeter plutot que se protéger!

di Jean-Dominique Giuliani

Fonte: Les Echos, 19 Aprile

In 75 anni di storia, l’ Europa ha costruito un continente in cui la pace, la democrazia e la prosperità hanno garantito una qualità della vita e della tutela dei cittadini che ci viene addirittura contestata. Il ritorno degli Stati Potenza non deve farci smarrire la visione del futuro che è stata il nostro successo.

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The era of a protective Europe is dawning

Fonte: The Economist, 13 Aprile

La dichiarata missione di proteggere i suoi cittadini, alla base del recente asse industriale franco-tedesco, rischia di impoverire la libertà economica, la competitività e l’apertura dello spazio europeo. Nel nuovo scenario internazionale, l’Europa dovrà cercare un nuovo equilibrio che ne assicuri la sovranità, la sicurezza e la stabilità.

Consulta l’articolo:

https://www.economist.com/europe/2019/04/13/the-era-of-a-protective-europe-is-dawning

 

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