GFI 2017, un grant alla ricerca di “Tor Vergata” su fertilità e innovazione

Luisa Campagnolo ricercatrice diIstologia ed Embriologia all’Università Roma “Tor Vergata” vince il GFI 2017(Grant for Fertility Innovation), il premio istituito da Merck nel 2009 per sostenere il progresso scientifico e l’innovazione tecnologica nel campo della fertilità. 

La ricercatrice italiana, che dopo 4 anni di lavoro negli Usa ha aperto un laboratorio didattico all’Università di “Tor Vergata” per studiare gli effetti di EGLF7, un regolatore dell’angiogenesi che potrebbe avere un ruolo decisivo anche nella riproduzione, si è aggiudicata il finanziamento con il progetto “Endometrial Notch pathway as a novel target for improving implantation efficiency”. Ma il riconoscimento va a tutto il gruppo di ricerca di cui fanno parte, tra gli altri, Francesca Gioia Klinger, anche lei ricercatrice di Istologia ed Embriologia all'Università Roma “Tor Vergata”, e Rocco Rago, direttore delcentro di Sterilità e Procreazione assistita dell'ospedale romano Pertini, centro pubblico che si occupa di ricerca di base e con il quale il laboratorio di Luisa Campagnolo collabora.

Il progetto che ha vinto il “Grant for Fertility Innovation” nasce a “Tor Vergata” quando Luisa che insegna Biotecnologie mediche decide di allestire un laboratorio dove mostra come si manipolano ovociti (di topo), come si crioconservano i gameti, come si valutano. Ed è qui, in Italia, che prosegue le sue ricerche sul fattore EGLF7 un regolatore dell'angiogenesi che la ricercatrice crede possa avere un ruolo importante anche nella riproduzione, poiché è implicato nello sviluppo placentare. Un momento delicato quello dell’embrione che,  una volta inserito in utero grazie alla procreazione assistita, dialoga con l'endometrio: prima di impiantarsi aspetterà da 48 a 72 ore e la possibilità che l’impianto possa fallire è del 60%. «Non si conoscono ancora i modi attraverso i quali questo “dialogo” avvenga – spiega Luisa Campagnolo -. Si ipotizza che a modulare il segnale sia proprio il fattore EGFL7, che costituirebbe dunque un fattore importante per la ricettività uterina».