Vita extraterrestre? Di certo lontano dai buchi neri

Lo studio di due scienziati di “Tor Vergata”, pubblicato su Scientific Reports, indaga sugli effetti delle radiazioni ionizzanti emesse dal nucleo della nostra galassia

Uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, fa luce sugli effetti che il buco nero al centro della nostra galassia, la Via Lattea, potrebbe aver avuto per l’abitabilità di pianeti di tipo terrestre.

La ricerca, che appare sul numero del 30 novembre 2017 della rivista scientifica internazionale Scientific Reports, parte del gruppo Nature, è stata condotta da due scienziati dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, il prof. Amedeo Balbi e il dott. Francesco Tombesi, e indaga i possibili effetti delle radiazioni ionizzanti emesse dal nucleo della nostra galassia durante la fase di massima attività del buco nero supermassiccio che si trova al suo interno. Queste radiazioni, in particolare quelle che vanno dalla banda ultravioletta fino ai raggi X, potrebbero aver privato i pianeti più vicini al centro galattico della loro atmosfera, rendendoli meno adatti a ospitare la vita. Inoltre, le radiazioni potrebbero aver avuto effetti deleteri sugli eventuali organismi presenti su questi pianeti.

Lo studio conclude, sulla base di modelli teorici, che eventuali pianeti simili alla Terra presenti nelle vicinanze del nucleo galattico potrebbero aver perso una massa di atmosfera equivalente a quella odierna del nostro pianeta nel giro di poche centinaia di milioni di anni. L’elevato livello di radiazioni potrebbe inoltre aver compromesso lo sviluppo della vita di superficie, soprattutto nelle forme multicellulari, su pianeti privi dello schermo atmosferico, anche a distanze molto grandi dal nucleo galattico (fino a circa 10 mila anni-luce).

Questo lavoro apre un’interessante prospettiva multidisciplinare all’intersezione tra astrobiologia, astrofisica delle alte energie ed esoplanetologia, e mostra la necessità di ulteriori studi per comprendere appieno il legame tra l’ambiente galattico, l’evoluzione planetaria e le condizioni astrofisiche che rendono possibile la comparsa e lo sviluppo della vita.

RIFERIMENTO:
“The habitability of the Milky Way during the active phase of its central supermassive black hole”, A. Balbi & F. Tombesi, Scientific Reports, 30 Nov. 2017, www.nature.com/articles/s41598-017-16110-0