Chimica a “Tor Vergata”: fucina di talenti

Dopo gli exploit di Alessandro Porchetta e Erica del Grosso, recentemente insigniti di prestigiosi riconoscimenti, la ribalta tocca ora a Lorenzo Rizzo e al suo “fotobioreattore”

Una vera e propria eccellenza europea, fucina di idee, talenti e brevetti. Questa è “Chimica” a “Tor Vergata”, il corso di laurea che negli ultimi giorni ha visto parecchi suoi studenti guadagnarsi gli onori della cronaca. Così, dopo il prestigioso premio EYCA vinto dal ricercatore Alessandro Porchetta e la Menzione D’Onore nella categoria PhD per Erica Del Grosso, tocca ora a Lorenzo Rizzo e al suo “fotobioreattore” stare sotto i riflettori.
Il dott. Rizzo, laureato triennale a “Tor Vergata” e attualmente iscritto al primo anno a Padova, è un ex studente dell’ITIS Giovanni XXIII di Roma (ordinamento Chimico Biologico Sanitario), con il quale inizia a collaborare, assieme a CRF, all’inizio del 2017, incentrando il suo lavoro sullo sviluppo sperimentale del brevetto “Aria Indoor” del Dottor Uranio Mazzanti, responsabile scientifico di tale organismo di ricerca.
L’invenzione consiste nella realizzazione di un dispositivo (“fotobioreattore”) in grado di purificare l’aria. Deriva da un normale acquario domestico modificato in modo da agire come un sistema di “lavaggio” dell’aria di un ambiente confinato, come ad esempio una stanza di un’abitazione o un ufficio. Gli inquinanti dell’aria “indoor” passano dall’aria all’acqua del dispositivo e sono poi rimossi da questa tramite l’ecosistema biologico che è mantenuto vivo e attivo al suo interno. In questo progetto, come comunità biotica, si è scelto di utilizzare - in alternativa alle piante acquatiche - le microalghe in quanto queste presentano caratteristiche particolarmente adatte a questa finalità.
Tuttavia i processi basati sul “benessere” di un sistema biologico necessitano di conoscenze e competenze che siano adeguate a tutelarne e valorizzarne la preziosa complessità.
Questo specifico aspetto del progetto lo rende particolarmente adatto a portare, all’interno della scuola, l’opportunità di disporre di un sistema biotecnologico complesso quale strumento di didattica non formale la cui reale necessità di continuo miglioramento vada a stimolare negli studenti l’atteggiamento di ricerca applicata e il piacere di scoprire il ruolo indispensabile della conoscenza delle diverse discipline curricolari ad essa collegate.