Tra un apericall e una riunione online, come cambiano cibo, sonno e attività fisica degli italiani durante il lockdown

La ricerca di “Tor Vergata” - Nutrizione Clinica e Nutrigenomica

Lo stile di vita obbligato dalla “quarantena” da COVID19 ha costretto la popolazione a ripensare e riorganizzare la propria routine. Che cosa è cambiato nelle abitudini alimentari e stili di vita degli italiani durantelafase 1 della pandemia da nuovo Coronavirus, in questi giorni di casalinghitudine (per usare un neologismo che dà il titolo a un libro degli anni '80)? 

Uno studio dell'Università Roma “Tor Vergata” fotografa come gli italiani sono usciti da questo periodo di confinamento legato all’emergenza da nuovo corona virus: i ritmi di cibo, sonno e stress. La ricerca “Eating Habits and Lifestyle Changes in COVID19 lockdown" (EHLC-COVID19)”, è stata coordinata dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, realizzato dalla Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione e dalla Sezione di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica, del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione di Tor Vergata, diretto dal Prof. Antonino De Lorenzo. Lo studio è stato condotto su 3.500 persone grazie alla somministrazione di questionari su tutto il territorio nazionale. I rispondenti hanno un’età compresa tra i 16 e gli 85 anni e per il 76% sono donne.

 

Il gruppo di ricerca di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica, Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione a “Tor Vergata”

Lo studio rileva che il 48% di rispondenti al questionario è aumentato di peso. «Questo è dovuto da un lato al fatto che gli italiani hanno messo le mani in pasta con pizze e dolci fatti in casa, con una attività motoria che si è forzatamente ridotta, dall’altra un maggiore stress dovuto a una maggiore paura per tutto ciò che riguarda il futuro, gli aspetto economici e il lavoro, ha portato gli italiani a rifugiarsi nel cibo», afferma la Prof.ssa Laura Di Renzo, Nutrizione Clinica e Nutrigenomica, Università Roma “Tor Vergata”. Al fine di valutare in termini qualitativi la dieta dei partecipanti, i ricercatori hanno utilizzato il Mediterranean Diet, l’indice di adeguatezza mediterraneo. Dai dati riportati nello studio, il 63% dei soggetti è mediamente aderente alla Dieta Mediterranea (DM) e l’indice di DM risulta migliorato soprattutto nei giovani nella fascia di età da 18 ai 30 anni.

«Il dato interessante – sottolinea Laura Di Renzo – è stato l’abbandono di cibo cosiddetto “spazzatura”, con evidente riduzione di consumo di snack salati, bevande gassate e zuccherate, carne processata, prodotti da forno e dolci confezionati».            

Prof. ssa Laura Di Renzo, Nutrizione Clinica e Nutrigenomica, Università Roma “Tor Vergata”.

Per quanto riguarda gli stili di vita, i dati analizzati mostrano un aumento delle ore di sonno, che denotano una migliore qualità nel riposo, e una riduzione del fumo, è infatti diminuito il numero di sigarette e/o sigari consumati al giorno.

«I soggetti che dormono più di 9 ore durante il lockdown sono passati dal 1,4% al 9,1% e la percentuale dei fumatori che ha smesso di fumare è pari al 3,3 %» - commenta la Prof.ssa Laura Di Renzo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i fumatori potrebbero avere un maggior rischio di contrarre la malattia COVID-19 rispetto ai non fumatori.

In ultimo, il focus sull’attività fisica. Le case degli italiani sono diventate delle vere e proprie “palestre del benessere”. L’attività motoria è aumentata del 16% anche se il dato si riferisce           a persone che già praticavano regolarmente attività sportiva. «I pigri insomma sono rimasti pigri – commenta la prof.ssa Di Renzo. «Si è registrato un aumento dei soggetti che si allenano più di 5 volte a settimana con preferenza verso esercizi a corpo libero con o senza pesetti».

E ora, come affrontare la Fase 2?

«Innanzitutto – consiglia la prof.ssa Di Renzo - dare priorità a tutto quello che abbiamo imparato in questo periodo, ad esempio la riduzione dello spreco alimentare che durante il periodo di quarantena forzata si è notevolmente ridotto, riprendere l’attività motoria all’aperto ed esporsi al sole, perché abbiamo necessità di sintetizzare la vitamina D che fa bene non solo alle nostre ossa ma anche al nostro sistema immunitario».

Il progetto di ricerca prevede un secondo questionario che misura lo stato d’ansia. La fase di raccolta dati verrà terminata tra pochi giorni e le risposte dei partecipanti a questo secondo sondaggio verranno incrociate con le risposte dei partecipanti al primo sondaggio sulle abitudini alimentari.

«L’obiettivo è mettere in relazione le abitudini alimentari con gli aspetti psicologici che caratterizzano questo momento particolare per valutare eventuali associazioni tra stati di ansia legati all'isolamento sociale e variazioni nella dieta», conclude la prof.ssa Di Renzo.

A cura dell’Ufficio Stampa Ateneo

Video:
Ansia e sovrappeso, l’eredita’ del Covid - video Italpress, 8 maggio 2020