Tito Boeri a “Tor Vergata” per discutere di “Problemi e prospettive del sistema previdenziale italiano”

Primo appuntamento del ciclo di seminari su “L’economia italiana”

Si è tenuto giovedì 18 ottobre, presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia, il primo incontro del ciclo di Seminari su “L’economia italiana”, organizzato dal Dipartimento di Economia e Finanza, Facoltà di Economia e Ceis “Tor Vergata”.

“Problemi e prospettive del sistemo previdenziale italiano” è stato il tema affrontato dal Presidente dell’Inps Tito Boeri, che ha parlato di una delle questioni ritenute più rilevanti dagli italiani, ovvero la pensione.

Molte le domande a cui l’economista ha cercato di dare una risposta: come funziona il sistema pensionistico? Come valutare la sostenibilità delle riforme pensionistiche? Che effetti hanno le regole sull’età di pensionamento sul mercato del lavoro dei giovani? Come comunicare queste verità nel dibattito pubblico?

Partendo dalla percezione del sistema pensionistico, come emersa dal Focus Group di Leiser del 2015, Boeri ha dimostrato come ci siano due modi di pensare alla pensione completamente sbagliati, perché non tengono conto del patto intergenerazionale e della natura mutualistica del sistema previdenziale. “L’equità intergenerazionale – ha affermato il Presidente dell’Inps – è uno dei pilasti fondamentali su cui si regge l’equilibrio del sistema pensionistico. Fino agli anni Settanta il debito pensionistico era limitato, quando poi sono stati introdotti provvedimenti che hanno di fatto sballato il sistema, con gravi ripercussioni sul debito pubblico. Le riforme, infatti, sono state fatte molto spesso per capitalizzare un consenso politico immediato, ma a lungo andare hanno avuto e hanno ancora costi molto alti. Esemplari, in questo senso, sono le “baby pensioni”: a tutt’oggi ogni anno quasi 4 miliardi di euro servono per pagare le pensioni a chi si è ritirato dal lavoro a meno di 50 anni negli anni Ottanta e Novanta. La riforma Fornero ha introdotto misure volte a limitare il debito pensionistico, posticipando l’uscita dal mondo del lavoro: nel breve periodo, a 3 anni dall’introduzione, questo ha avuto un effetto, seppur limitato, nell’assunzione di giovani (1 giovane in meno assunto per ogni 3 pensionati “bloccati”), ma le previsioni di lungo periodo dimostrano che non c’è spiazzamento fra l’occupazione degli adulti e il lavoro dei giovani”.

Uno dei problemi fondamentali affrontati da Tito Boeri è stato il divario tra la realtà del sistema pensionistico e la percezione che di questo ha l’opinione pubblica: “le persone sono convinte di capire appieno il funzionamento del sistema previdenziale, ma spesso non hanno gli strumenti per farlo. È fondamentale, in questo senso, non solo l’informazione ma anche e soprattutto una formazione approfondita. Da parte degli ‘addetti ai lavori’ è necessario rendere la materia più facilmente comprensibile a tutti, trovando magari metafore maggiormente corrispondenti alla realtà e usando un paternalismo che informa”.

In conclusione l’economista ha sottolineato la dicotomia tra l’inevitabile allungamento della vita lavorativa e la volontà delle persone di andare in pensione il prima possibile: “bisognerebbe indicizzare le regole pensionistiche alla longevità e in questo senso spiegare il perché è necessario fare aggiustamenti, trovando anche il modo di comunicare queste verità nel dibattito pubblico”.

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