A Tor Vergata il primo percorso terapeutico per i malati di Parkinson nel Lazio

Un approccio multidisciplinare per un percorso efficace nella diagnosi e nel trattamento della malattia

Si è tenuto giovedì 21 marzo presso il Policlinico Tor Vergata il convegno “Diagnosi precoce e presa in carico dei Malati di Parkinson. Integrazione Ospedale-Territorio”, nel quale si è discusso del primo percorso terapeutico multidisciplinare, nel Lazio, nella diagnosi e nel trattamento della malattia di Parkinson.

Il Policlinico Tor Vergata conta già, da oltre 10 anni, su un Centro Parkinson altamente specializzato diretto dal Prof. Alessandro Stefani. Da ottobre 2018 è stata avviata anche una collaborazione con la Casa della Salute di Torrenova per la definizione del primo percorso diagnostico terapeutico e assistenziale sperimentale nel Lazio finalizzato al trattamento di questa patologia neurodegenerativa che, secondo i dati più recenti, colpisce oggi oltre 30mila persone nella nostra Regione.

Nel corso della giornata di formazione, alla quale hanno partecipato insieme alla direttrice generale del Policlinico Tor Vergata, Tiziana Frittelli, oltre 40 medici di medicina generale, è emerso come la collaborazione tra presidi territoriali e centro ospedaliero sia fondamentale non solo per facilitare diagnosi precoci, ma anche per ridurre gli effetti avversi delle terapie, scongiurare accessi emergenziali nei pronto soccorso, migliorare l’appropriatezza dei ricoveri ed eventualmente selezionare pazienti cangiabili a terapie complesse.

“Il convegno – ha commentato Tiziana Frittelli, direttrice del Policlinico Tor Vergata – ha rappresentato un primo importante momento di confronto con chi insieme a noi opera sul territorio per consolidare un vero e proprio network di intervento specialistico su questo tipo di malattia in grado di gestire il percorso terapeutico del paziente garantendo la precocità della diagnosi e l’efficacia del trattamento. Il sistema sanitario ha necessità di una vera integrazione tra ospedale e territorio, che parta dalla condivisione delle conoscenze, delle terapie, dei percorsi di cura, condizioni necessarie per una presa in carica integrale”.

“Bisognerà poi coinvolgere le associazioni dei pazienti e le loro famiglie, i caregiver in genere – ha aggiunto Frittelli – in una patologia, la cui gestione coinvolge una intera community ed incide profondamente sulla qualità della vita. Il fatto di essere un Policlinico universitario rende questo progetto sperimentale, fortemente voluto da questa Direzione, ancora più importante, essendo in grado di creare una sinergia scientifica con i medici di medicina generale e gli specialisti del territorio, fondata su aspetti didattici e di ricerca. È fondamentale che il sapere universitario scenda sul territorio, in un percorso condiviso e circolare, che prevenga la fase acuta e assicuri il setting migliore di cura”.