Nato a Palermo nel 1953, si laureò in Architettura presso l'Università degli Studi di Palermo nel 1976. Fu allievo e collaboratore di Giuseppe e Alberto Samonà, figure con le quali condivise un orizzonte culturale profondo, fondato sul rapporto tra architettura, città e territorio.
Il dialogo tra memoria e cambiamento ha costituito uno dei nuclei più significativi del suo pensiero, orientando una riflessione sempre attenta alla complessità della città contemporanea. Nella sua attività di ricerca ha indagato con continuità le relazioni tra architettura, città e territorio, riconoscendo nel progetto uno strumento di lettura, misura e trasformazione dei luoghi.
Chi ha condiviso con lui ricerche, discussioni e momenti di confronto ne conserva il ricordo di uno studioso riservato, spesso immerso nelle proprie riflessioni, ma anche ironico e arguto, segnato da quella compostezza colta, profondamente siciliana, che rendeva riconoscibile il suo modo di stare nelle cose e nelle parole.
Attraverso l'insegnamento della Composizione architettonica e urbana, la ricerca e il confronto scientifico ha contribuito alla formazione di generazioni di architetti e studiosi, lasciando una traccia significativa nelle persone che lo hanno incontrato e nelle altre istituzioni in cui ha operato: come la Facoltà di Architettura di Palermo e Ferrara. È stato anche visiting professor presso l'École d'Architecture de Paris-La Villette, lo IUAV di Venezia, l'Università di Firenze e l'Università Ariel in Israele.
Molti suoi studenti lo ricorderanno come un professore severo. Una severità mai gratuita, né distante, ma legata a una personale idea dell'insegnamento, inteso come esperienza di crescita esigente, difficile e consapevole. Non cercava la compiacenza, non semplificava il percorso, non rinunciava alla profondità del pensiero. Chiedeva agli studenti attenzione, studio, pazienza, perché sapeva che il progetto di architettura richiede tempo, disciplina e capacità di ascolto.
La sua profonda conoscenza dell'architettura e, in particolare, i suoi studi su Le Corbusier sono stati spesso occasione ricorrente di didattica e di riflessione progettuale. Forse, in alcuni momenti, gli studenti avranno percepito quella insistenza come una ripetizione severa, quasi ostinata. Ma proprio in quella fedeltà a un maestro, alle sue opere, a un modo di interrogare l'architettura, si trasmetteva una lezione più profonda: imparare a guardare, a misurare, a comprendere il progetto non come immagine, ma come pensiero costruito.
Ha partecipato con autorevolezza al dibattito teorico sull'architettura, distinguendosi per rigore intellettuale, sensibilità critica e originalità di sguardo.
A lui va oggi il nostro pensiero riconoscente, insieme al cordoglio più sincero alla famiglia, agli allievi, ai colleghi e a tutti coloro che hanno condiviso con lui un tratto del suo cammino umano, scientifico e accademico.
I colleghi del Dipartimento.
A nome di tutta la comunità universitaria, il Rettore desidera esprimere la più profonda e sincera vicinanza alla famiglia.