Carlo Ancelotti a “Tor Vergata”

Il tecnico del Napoli è stato insignito del Premio “Tor Vergata Etica nello Sport”, giunto alla XVII edizione

Folla delle grandi occasioni a “Tor Vergata”. Si è tenuta infatti questa mattina, lunedì 25 marzo, presso l'Aula Fleming della Facoltà di Medicina dell'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", la cerimonia di consegna del Premio Tor Vergata Etica nello Sport XVII edizione a Carlo Ancelotti, appuntamento organizzato dall’Ateneo di “Tor Vergata” e dal Mecs (Movimento per l’Etica e la Cultura nello Sport).

Si tratta di un riconoscimento che viene assegnato ad un personaggio del mondo sportivo che si sia distinto per lealtà, fair play, correttezza e impegno sociale. Le ultime edizioni hanno visto assegnare il premio, tra gli altri, a Sir Alex Ferguson, Cesare Prandelli, Claudio Ranieri e Bebe Vio. 

Il Premio “Tor Vergata Etica nello Sport” viene attribuito dalla Commissione giudicante, costituita da: Giuseppe NOVELLI (Presidente), Antonio LOMBARDO (Segretario), Paolo DEL BENE (coordinatore), Giancarlo ABETE, Giuseppe DI PAOLA, Alex FERGUSON, Giovanni LO STORTO, Renato LAURO, Giovanni MALAGÒ, Marialina MARCUCCI, Luca PANCALLI, Valerio PICCIONI, Gianni RIVERA, Orazio SCHILLACI, Damiano TOMMASI, Claudio TOTI, Alessandro VOCALELLI, Dino ZOFF.

L’incontro di questa mattina, moderato come di consueto dal giornalista Michele Plastino, si è aperto con i saluti istituzionali del prof. Orazio Schillaci, Preside della Facoltà di Medicina, che si è detto “onorato e orgoglioso di avere la possibilità di ospitare un grande campione e un simbolo di sport pulito”. Alle sue parole hanno fatto eco quelle del prof. Sergio Bernardini, coordinatore del Corso di Studi in Scienze Motorie e direttore del Centro Interdipartimentale di Scienze e Cultura dello Sport, che ha invece posto l’attenzione “sulla pacatezza e la serenità con la quale Ancelotti vive la fama e la notorietà”, atteggiamento significativo che rende evidente come sia necessario, nello sport, avere non solo qualità tecniche e fisiche, ma anche e soprattutto mentali.

Ai loro sono poi seguiti gli interventi di Giuseppe di Paola, direttore generale della Banca del Fucino, del dott. Antonino Viti, presidente ACSI e di Guglielmo Stendardo, ex calciatore di Serie A e oggi avvocato e docente di Diritto dello Sport presso l’Università Luiss.

Un momento molto particolare è stato quello riservato agli interventi di due docenti di “Tor Vergata”. Prima il prof. Antonio Lombardo, primo promotore del Premio e oggi Segretario della Commissione giudicante, che ha avuto l’onore e l’onere di ricordare le ragioni che hanno portato alla sua istituzione e il suo profondo valore. “Siamo invecchiati con il Premio – ha scherzato il professore – ma ne siamo orgogliosi. Più passano gli anni e più comprendiamo la sua importanza, che si rinnova di appuntamento in appuntamento con un solo fine: insegnare ai giovani il valore dell’etica, nello sport e nella vita”. Al suo ha fatto seguito l’intervento del prof. Cosimo Tudisco, luminare di Ortopedia del Policlinico “Tor Vergata” e medico che ha seguito Ancelotti più volte, nel corso della sua carriera, in occasione di infortuni tanto gravi quanto brillantemente risolti. “Grazie alla sua forza di volontà, alla sua dedizione e alla sua professionalità – ha ricordato il prof. Tudisco – Ancelotti si è ripreso da infortuni davvero importanti. E’ stato un onore poterlo aiutare ed essere al suo fianco in questi recuperi. Ancelotti è una di quelle persone che fa bene allo sport”.

Si è poi giunti alla lettura delle motivazioni, enunciate dal prof. Paolo Del Bene, docente Luiss e Coordinatore del Premio. “Con questo riconoscimento – ha detto il prof. Del Bene – vogliamo premiare lo stile sempre ineccepibile e il comportamento esemplare che Carlo Ancelotti riesce a mantenere in tutte le situazioni a prescindere dal risultato. Inoltre gli viene riconosciuto il coraggio di affrontare temi che con lo sport sembrano avere poco a che fare ma che invece esistono e         vanno spiegati, discussi e soprattutto capiti, come nel caso del razzismo. Affermando che il razzismo non è solo legato allo sport, ma che con lo sport evidenzia un malessere che esiste a livello culturale, Ancelotti entra a gamba tesa e lo fa a suo modo, sempre garbatamente in ogni occasione, parlando anche di buona educazione e rispetto, che nel mondo dello sport sono essenziali. Il Premio non vuole solo esaltare la carriera da calciatore e allenatore di questo grande uomo di sport, ma vuole premiare quel rispetto che Ancelotti ha sempre avuto per gli altri e la sua capacità di non discriminare. Ideali ai quali il premio si richiama con fermezza e determinazione”.

Dopo la consegna fisica della targa del Premio e un omaggio dell’Ateneo, finalmente il microfono è toccato al Mister. Ancelotti si è così lanciato in un discorso a braccio, toccando molti temi a lui cari: “Anche se è sempre più difficile e complicato, voglio che il calcio resti quello del quale mi sono innamorato quando ho cominciato all’oratorio. Questo sport non deve essere inquinato, non bisogna allontanarsi da quelli che sono i valori, sia mentali che fisici, che lo contraddistinguono. Avevo portato mio figlio nelle giovanili del Milan, ma era evidente che, per le qualità che aveva, non poteva giocare lì. Lo sport però non ci insegna a competere con gli altri, ma anche con se stessi. Bisogna imparare a superare i propri limiti fisici e mentali. Non tutti nascono Messi o Ronaldo. Per me lo sport è una grande scuola di vita, questo premio mi motiva a continuare. Sono stato tanti anni all’estero, credo che altrove siano molto più avanti di noi nella cultura sportiva. In due anni in Inghilterra non ho mai ricevuto un insulto, qui invece ci insultiamo ancora”. Si è poi concentrato sul problema degli stadi: “Non voglio dire di sbloccare i cantieri perché farei politica, ma i nostri impianti devono migliorare, specie il San Paolo. Nonostante tutto i miei anni all’estero mi hanno fatto capire quanto è bella l’Italia”.

Al termine dell’intervento, Ancelotti si è intrattenuto con gli studenti, per rispondere alle loro domande e concedere foto e autografi di rito. Il tutto sempre senza alcun affanno, con calma e pacatezza, come nello stile del Mister.