In onore di Tommaso Claudio Mineo

Luminari della scienza medica e un premio Nobel, Bruce Beutler, assieme per ricordare uno dei più grandi chirurghi del nostro Paese

Si è tenuta ieri, lunedì 23 settembre, presso la Sala degli Svizzeri di Villa Mondragone, sede di rappresentanza dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, la giornata di tributo alla figura di Tommaso Claudio Mineo (1/5/1945–2/12/2018), “padre” della Chirurgia toracica di “Tor Vergata”: come Direttore del Dipartimento di Chirurgia è infatti iniziata l’avventura del Policlinico di questa Università.

L’appuntamento, organizzato dal “Tor Vergata oncoscience reasearch” (TOR), ha voluto omaggiare la figura di una tra le somme autorità chirurgiche e dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e di tutto il Paese. Professionista integerrimo ed eccellente, Mineo ha formato una nutrita schiera di chirurghi e lasciato una voluminosa attività scientifica che spazia dalla chirurgia della trachea, dell’esofago, del timo e dell’enfisema alla chirurgia toracica in pazienti non-intubati, ambito nel quale è stato è stato pioniere.

L’evento è stato animato dal convegno “From Genes to Environment in Thoracic Cancers - in onore di Tommaso Claudio Mineo", al quale hanno partecipato personalità della chirurgia di fama Mondiale. Un vero incontro tra massime autorità della medicina, che ha avuto come apice la lezione in presenza di Bruce Beutler, immunologo statunitense, professore e direttore del centro di genetica all'University of Texas Southwestern Medical Center e Premio Nobel per la medicina nel 2011.

La figura del professor Mineo è stata “raccontata” per tutta la giornata, alternando momenti di profondo dibattito scientifico a ricordi personali molto toccanti, grazie ai quali è stato possibile comprendere la poliedricità dell’uomo, Maestro della chirurgia ma anche musicista, botanico, filosofo, storico e profondo conoscitore e amante delle Figure Sacre, in particolare quelle di Maria, alle quali ha dedicato anni di studio e ricerca.

A dare il benvenuto ai moltissimi presenti, il Magnifico Rettore di “Tor Vergata”, prof. Giuseppe Novelli, che ha voluto immediatamente fissare il punto centrale del dibattito puntando sul “Senso di Appartenenza, quello che il Prof. Mineo ha sempre espresso nei confronti del suo Ateneo”.
“Era inoltre molto legato a Villa Mondragone – ha proseguito Novelli – tanto da accettare con gioia il mio invito a redigere un capitolo del libro “Villa Mondragone, seconda Roma”, curato da Marina Formica. Il prof. Mineo ha sempre manifestato il suo pensiero, come accademico, che era incentrato su questa appartenenza, quel senso profondo di chi sente di far parte di qualcosa e la difende”.

Aperto il dibattito scientifico, il primo a prendere la parola è stato il prof. Michele Carbone della University of Hawaii Cancer Centre di Honolulu, luminare nello studio e nella cura del mesotelioma – argomento principale del suo intervento – che prima di procedere alla presentazione ha voluto ricordare il prof. Mineo: “Claudio è diventato mio amico negli ultimi anni della sua vita. Era una persona molto piacevole, un vero gentiluomo. Un grande chirurgo, pieno di energia, e non amava affatto l’idea di dover andare in pensione. Ha continuato a infondere la sua energia nella scienza, scrivendo un libro sul mesotelioma e un libro sulle Icone sacre, collezionando le icone più belle che possiate immaginare. Ho sempre avuto enorme stima di lui e sono onorato di poter essere qui oggi per commemorare la sua figura”.

E’ stato poi il turno del prof. Bruce Beutler della University of Texas, ospite d’onore della giornata, immunologo statunitense e Premio Nobel per la medicina nel 2011.
Il lavoro di Beutler, che durante l’incontro ha regalato ai presenti una lezione di 40 minuti su “Innate Immunity and cancer”, ha fondamentalmente svelato il meccanismo che innesca la risposta immunitaria studiando un modello murino resistente alla sepsi (modello murino, dal latino mus, topo). La sepsi è un grave quadro patologico caratterizzato da una risposta infiammatoria eccessiva e incontrollata scatenata da una reazione del sistema immunitario alla presenza del lipopolisaccaride (o endotossina), uno dei componenti della membrana cellulare batterica. Il topo C3H/HEJ, studiato da Beutler, presentava una mutazione in un determinato gene che gli conferiva resistenza all’effetto del lipopolisaccaride; questo gene è molto simile al gene Toll coinvolto nel sistema di difesa contro alcuni batteri del moscerino della frutta, da qui il nome Toll Like Receptor. Questa scoperta ha dimostrato che il moscerino della frutta ed i mammiferi usano molecole simili per innescare la risposta immune. I sensori della immunità innata sono stati cosi finalmente scoperti. Successivamente molti altri Toll-Like Receptors sono stati identificati sia nell’uomo che nel topo; essi rappresentano una vera e propria famiglia di molecole localizzate su varie cellule dell’immunità innata ed in particolare sulle cellule dendritiche. La loro funzione consiste nell’innescare un segnale d’allarme in queste cellule che a loro volta attiveranno la risposta immunitaria specifica innescando l’azione dei linfociti B e T. Mutazioni in questi recettori sono alla base dello sviluppo di malattie autoimmuni/autoinfiammatorie e di aumentata suscettibilità alle infezioni nell’uomo.

La prima sessione di lavoro è stata conclusa dall’intervento del prof. Gerry Melino, primo organizzatore dell’evento, collega e soprattutto amico di lunga data del prof. Mineo. Il prof. Melino ha condotto una presentazione su “p73 Hypoxic Regulation in Lung Cancer”, lavoro realizzato proprio assieme al prof. Mineo, che ha voluto ricordare svelando un retroscena molto personale: “Claudio ha sempre offerto un contributo accademico essenziale, non solo durante il servizio ma anche dopo la pensione. Ha sempre combattuto per la promozione di uno dei nostri più cari amici e colleghi, il prof. Giuseppe Tisone che oggi è qui in sala. Ricordo il giorno in cui prof. Tisone divenne ordinario. Mineo era l’unico chirurgo fino a quel momento e andò personalmente a dare il benvenuto a Giuseppe. Era molto orgoglioso di averlo nel dipartimento. Vorrei ringraziarlo per tutto quello che mi ha insegnato”.

La seconda sessione di lavori è stata presieduta dal preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia del nostro Ateneo, prof. Orazio Schillaci, e dal Direttore del Dipartimento di Chirurgia di “Tor Vergata”, lo stesso prof. Giuseppe Tisone.
In apertura, un altro doveroso momento dedicato al ricordo ha visto Davide Mineo, figlio di Claudio, ricevere il Rector Award, targa commemorativa che gli è stata consegnata dal Rettore Novelli e del prof. Melino.

Prima di procedere agli approfondimenti scientifici, sia il prof. Tisone che il prof. Schillaci hanno voluto esprimere il loro commosso ricordo: “Ho conosciuto Mineo nel ‘78 – ha raccontato il prof. Tisone – ci sentivamo ogni volta che era possibile. Mi chiamava e mi raccontava un milione di cose e per me era un piacere ascoltarlo. Mi inculcava il concetto di far parte di una scuola, ed è grazie a lui se sento di farne parte. La sua fiducia in me era talmente grande che, quando purtroppo ha scoperto che il male che lo aveva colpito era andato al di là di ogni controllo, ha chiesto a me di provare ad aggredire la sua malattia. Ricordo e conservo  tra le cose più care le sue lettere e i suoi messaggi. Tutti rigorosamente scritti a mano”.

Il prof. Schillaci, nel ricordare la figura di Mineo, ha invece raccontato un episodio di natura più umana, tratteggiando un piccolo ritratto del professore e della sua passione per la musica classica: “Lo incontravo spesso nei pressi della mia abitazione – ha rivelato – dato che proprio dietro l’angolo di casa mia c’è un ottimo rivenditore di dischi, quasi esclusivamente di musica classica. Avremo passato ore a discutere di arie e compositori”.

Gli interventi sono poi iniziati con la presentazione del prof. Erino A. Rendina, Università La Sapienza, incentrata sulla “Surgery for lung cancer: restore anatomy”. Il tutto, non prima di aver espresso “il grande onore che provo nell’essere qui. E’ un vero privilegio. Non posso che ringraziare il prof. Mineo per il suo enorme contributo alla chirurgia”.

Al prof. Rendina ha fatto seguito l’intervento del prof. Francesco Facciolo, che prima della sua presentazione su “Surgery for NSCLC in the era of molecular biology: evolving attitudes”, lottando visibilmente contro una forte commozione, ha parlato del Mineo uomo, compagno, amico, mentore e ispiratore: “Non occorre che parli del Mineo professionista o medico – ha infatti esordito – perché il suo contributo accademico è scolpito sulla pietra. Parlerò dell’uomo. Io ho conosciuto Claudio nel ‘75 e quello che avete conosciuto voi anni dopo era lo stesso dell’epoca. Abbiamo avuto un rapporto molto stretto sia umano che professionale, basato su amicizia e stima reciproca. Era un uomo esigente, duro e a tratti spigoloso, fermo sempre sulle sue posizioni. Non faceva sconti a nessuno e pretendeva sempre il massimo, prima di tutto da se stesso e poi dagli altri. Era alla ricerca continua del “più”: del meglio, del più preciso, del più chiaro. Del “più”, sempre: negli scritti, nelle lezioni, nelle pubblicazioni, nei contributi scientifici, negli scritti di cultura generale… perché lui si interessava a moltissime cose oltre la medicina. E in nessun ambito, mai, erano ammesse sbavature. Questa sua ricerca del “più” era come le onde del mare: non finiva mai. E come le onde del mare era influenzata dallo stato d’animo del giorno, per cui era o mare calmo, o mare mosso”.
“Ricordo il professor Ricci – ha concluso – maestro di tutti noi, che entrava in aula e dopo i saluti di rito si rivolgeva a Claudio, stuzzicandolo su una delle sue grandi passioni, Napoleone: <<Sa Mineo – provocava Ricci – ho letto che appena arrivato a Sant’Elena Napoleone incontrò Mario e non Pasquale>>, e lì iniziava una discussione che poteva durare ore. Appena il professore si allontanava, Claudio si rivolgeva a me e chiedeva: <<Franco, ma secondo te l’ha letto davvero?>>.
Sono certo che le loro discussioni proseguano anche lassù”.

I contributi accademici si sono conclusi con la lezione del prof. Vincenzo Ambrogi, del nostro Ateneo, dal titolo “Biology and surgery of thymic tumours”, presentata subito dopo aver espresso “il grande rispetto per l’enorme importanza del lavoro accademico di quello che è stato non solo un grande professionista della scienza medica, ma un uomo di profonda cultura a tutti i livelli”.

Il Rettore Novelli, prima di concludere la giornata, ha chiesto al Rettore Emerito Prof. Alessandro Finazzi Agrò, che ha presenziato all’evento, di ricordare la figura del prof. Mineo: “Il suo senso di appartenenza ci dice quanto sia importante non solo appartenere, ma difendere un’istituzione – ha subito sottolineato il prof. Finazzi, che ha poi proseguito – Sono venuto molto volentieri perché Claudio era un grandissimo amico. La chirurgia non è mai stata il mio “pane”, anzi, ma Claudio mi ha fatto capire molte cose che altrimenti non avrei mai capito. I suoi interessi scientifici e letterari erano enormi e variegati. Ad esempio aveva una conoscenza incredibilmente dettagliata della storia della chirurgia romana e dei suoi protagonisti. Ogni volta che veniva a trovarmi, e accadeva spesso, mi raccontava episodi di un interesse scientifico e umano straordinario. Insistevo, lo pregavo di scrivere la "Storia della Chirurgia Romana", cercando di fargli capire che soltanto lui avrebbe potuto, con le conoscenze che aveva, regalarci un compendio affidabile e straordinariamente accattivante delle vicende e degli uomini di questa scuola. Non mi ha mai dato ascolto e credo che purtroppo abbiamo perso con lui anche un grandissimo patrimonio”.
“Resta solo da sperare – ha concluso tra gli applausi dei presenti – che tra i suoi tanti discepoli ce ne sia uno per il quale valga il famoso detto: l’allievo supera il maestro. Sarà davvero molto difficile ma sarebbe bello accadesse”.

A cura dell’Ufficio Stampa d’Ateneo