Università in Carcere: rinnovata l’intesa sul progetto che ha permesso a 15 studenti detenuti di laurearsi a Tor Vergata

Si consolida la collaborazione tra l’Ateneo, il Garante dei detenuti e il Provveditorato Regionale

Nella mattinata di mercoledì 20 novembre, presso la Macroarea di Lettere e Filosofia, nell’ambito dell’incontro "In carcere oggi - Rieducazione, Ordinamento penitenziario, Ergastolo ostativo", è stato rinnovato il Protocollo d’Intesa tra l’Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Lazio e il Provveditorato Regionale Lazio-Abruzzo-Molise dell'Amministrazione Penitenziaria.

All’incontro, presieduto dalla prof. Marina Formica, responsabile del progetto “Università in carcere” per l’Università Roma “Tor Vergata”, sono intervenuti Paolo Canavelli, magistrato della Procura generale della Corte di cassazione, già Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia ed esperto di Diritto penitenziario, Stefano Anastasia, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Lazio, Carmelo Cantone, Provveditore delle regioni Lazio-Abruzzo-Molise del Dipartimento dell’'Amministrazione Penitenziaria, Angiolo Marroni, avvocato ed ex Garante regionale dei diritti dei detenutiche ha presentato il volume “Passami a prendere” racconti sul carcere scritti in collaborazione con Stefano Liburdi, Marta Mengozzi, docente di Istituzioni di Diritto pubblico, Università Roma “Tor Vergata, tutor nel progetto “Università in carcere” e Giacomo Silvano, detenuto laureato di “Tor Vergata” che ha presentato il libro “Dal calcio al carcere”, racconto-testimonianza della sua crescita personale e culturale.

Dall’incontro è emerso come questo progetto formativo ed educativo, iniziato oltre dieci anni fa, abbia avuto un impatto sociale e culturale non solo all’interno della “società” penitenziaria ma che anche all’esterno.

Uno dei temi chiave dell’incontro, alla quale hanno partecipato molti studenti, è stato infatti quello della rieducazione al fine di intraprendere un percorso di reinserimento delle persone detenute.

“L’articolo 27 comma 3 della Costituzione è il faro che il nostro sistema penale deve seguire - spiega Paolo Canavelli, magistrato della Procura generale della Corte di cassazione, già Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia ed esperto di Diritto penitenziario, durante il suo intervento - Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Non si tratta di una rieducazione fatta solo di insegnamenti di regole di vita e di nozioni di cultura generale ma di risocializzazione. Rieducazione è dunque sinonimo di risocializzazione, un tentativo di reinserimento delle persone che sono state condannate in via definitiva e che hanno espiato una pena”

Un esempio di risocializzazione è la testimonianza di Giacomo Silvano, oggi detenuto in regime di semilibertà, autore del racconto dal titolo “Dal calcio al carcere” sulla sua esperienza fuori e dentro il carcere, e primo laureato magistrale di “Tor Vergata”, nel 2014, con il progetto “Università in Carcere” con una tesi sull’ articolo 27 della Costituzione e gli aspetti problematici delle sanzioni penali.

“In passato la cultura per me apparteneva ad una classe sociale completamente distante dalla mia, mi sentivo non adatto. In carcere ho scoperto che siamo tutti uguali, il carcere siamo noi – racconta Giacomo Silvano - Oggi mi sento un privilegiato. Nel momento in cui ho iniziato a studiare ho scoperto il libro e la conoscenza, divenuta da quel momento un nuovo orizzonte che mi faceva e mi fa guardare oltre, lasciando indietro la miopia della mia visione passata”.

Tra i temi trattati, tutti di grande attualità, oltre alla “risocializzazione” del detenuto, si è discusso di riforma del diritto penitenziario e dell’introduzione di pene alternative, di funzione di difesa civica e di mediazione esercitata dalla figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale e della questione, oggi molto discussa, dell’ergastolo ostativo.

Proprio sul tema dell’ergastolo ostativo lo scorso ottobre, nel teatro della Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, Filippo Rigano, studente detenuto iscritto all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, si è laureato in Giurisprudenza con una tesi in Diritto Costituzionale, conseguendo la votazione di 110 e lode.

La discussione della tesi di laurea, dal titolo “Sopra la Costituzione... l'ergastolo ostativo: per chi ha sete di diritti”, è avvenuta in concomitanza con la diffusione del comunicato stampa della Corte Costituzionale che anticipava la pronuncia di incostituzionalità dell'ergastolo ostativo.

L’ergastolo ostativo è una pena senza fine nella quale non si ha la possibilità di accedere a misure alternative al carcere e ad ogni beneficio penitenziario: niente permessi premio, semilibertà o libertà condizionale, a meno che non si collabori con la giustizia. La Corte costituzionale nel comunicato stampa ha dichiarato che è possibile concedere permessi premio anche senza collaborazione con la giustizia, purché ci siano elementi che escludono collegamenti dei detenuti con la criminalità organizzata e il pericolo del loro ripristino, sempre che il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo.

Filippo Rigano, 62 anni, è entrato in carcere nel 1993 senza aver concluso il ciclo della scuola primaria. Nel corso della sua detenzione ha intrapreso un lungo percorso di formazione che lo ha visto raggiungere, anche grazie al progetto “Università in Carcere”, il traguardo più agognato: il diploma di Laurea.

La sua tesi, discussa davanti alla Commissione di laurea composta dal Presidente e relatore, prof. Giovanni Guzzetta, e dai docenti prof. Cristiano Cupelli, dott. Marco Di Folco, dott. Carlo Farina, dott.ssa Marta Mengozzi, dott. Luca Pirozzi e dott.ssa Deborah Scolart, si articola in una ricostruzione storica dell’istituto della cosiddetta “pena detentiva perpetua”, attraverso un’analisi della funzione  costituzionale della pena e la ricostruzione delle criticità (a livello costituzionale) dell’ergastolo cosiddetto “comune” e, in particolare, dell’ergastolo ostativo, con uno sguardo alla giurisprudenza nazionale e sovranazionale.

La seduta di laurea è avvenuta alla presenza del Garante Nazionale delle persone private della libertà personale (la più giovane Autorità indipendente nel Paese, operativa dal 2016), dei Garanti dei Diritti dei Detenuti della Regione Lazio, della responsabile del progetto “Università in carcere”, la prof.ssa Marina Formica, Università Roma “Tor Vergata”, e di alcuni docenti impegnati nel progetto. «Nell’Anno Accademico 2006-2007, l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” avviò, in via sperimentale, l’iniziativa “Teledidattica-Università in Carcere”, avvalendosi della collaborazione del Garante dei Diritti dei Detenuti della Regione Lazio e della Casa Circondariale di Rebibbia-Nuovo Complesso - afferma Marina Formica - Da allora, sia pur tra innumerevoli difficoltà finanziarie, il progetto non solo ha continuato a vivere, ma ha preso gradualmente corpo grazie al coinvolgimento sempre più partecipato di numerosi docenti e l’impegno costante di altrettanti numerosi detenuti».

Il progetto, giunto al suo tredicesimo anno di attività e che oggi ha preso il nome di “Università in Carcere”, ha visto, nel corso degli anni, più di 450 detenuti iscritti, tra la Casa Circondariale di Rebibbia e quella di Frosinone, quest’ultima ha aderito al progetto nell’anno accademico 2017/2018. 

Avviato dall’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, in collaborazione con il Garante dei Diritti dei Detenuti della Regione Lazio e la Casa Circondariale di Rebibbia, il progetto è nato e si è sviluppato con l’obiettivo di promuovere, sostenere e agevolare la formazione universitaria dei detenuti in vista di un loro reinserimento sociale, in un’ottica di piena equiparazione a ogni altro soggetto di diritto.

Le macroaree/facoltà coinvolte in “Università in carcere” sono: Giurisprudenza, con i corsi di laurea in Giurisprudenza (laurea magistrale a ciclo unico) e Scienze dell’Amministrazione e delle Relazioni Internazionali (laurea triennale); Lettere e Filosofia, con i corsi in Beni Culturali, Lettere (laurea triennale) , Scienze dell’Informazione, della comunicazione e dell’editoria, Musica e Spettacolo (laurea magistrale); Economia, con i corsi in Economia e Management ed Economia e Finanza (laurea triennale); Medicina e Chirurgia con il corso di laurea triennale in Scienze Motorie. I detenuti della Casa Circondariale di Frosinone possono accedere, almeno per il momento, soltanto al corso di laurea triennale in Lettere (Macroarea di Lettere e Filosofia), e al corso di laurea in Scienze Motorie (Medicina e Chirurgia).

Nell’anno accademico 2018/2019, che si è appena concluso, si sono  registrati 59 detenuti iscritti all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, di cui 50 in regime di detenzione presso la Casa Circondariale di Rebibbia e 9 presso quella di Frosinone.

«“Università in carcere” è un progetto in continua crescita che ha permesso a 15 detenuti, dall’inizio della sua attività ad oggi, di ottenere il diploma di laurea all’Ateneo di Roma “Tor Vergata” afferma Cristina Gobbi, già ricercatrice a tempo determinato e cultore della materia in “Diritto penale”-. Alla discussione ha assistito anche il gruppo degli altri detenuti del reparto Alta Sicurezza, iscritti presso l’Università Roma “Tor Vergata”, che formano una piccola ma vivace comunità studentesca all’interno della struttura penitenziaria». 

Secondo il XV Rapporto sulle condizioni di detenzione di Antigone (Associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”), pubblicato il 14 maggio 2019, in Italia, nell’anno accademico 2018-2019, sono 796 gli studenti universitari detenuti in carcere iscritti in 30 Atenei. Il 25,6% studia discipline politico-sociologiche, il 18,6% materie umanistiche, seguono Giurisprudenza con il 15,8% degli iscritti, Scienze naturali, Agraria, Storia 9,2%, Psicologia ed Economia attorno al 6% e infine Ingegneria e Matematica.

Il tema del diritto allo studio e delle attività di formazione universitaria in carcere sarà oggetto di un convegno “Libertà di studiare: l’Università in carcere”, organizzato dalla CRUI, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (il prossimo 28 novembre), al quale parteciperà anche l’Università di Roma “Tor Vergata” e dove sarà presente la Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari (CNUPP), istituita presso la CRUI.

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