A Rebibbia nuovo complesso i primi tre laureati del progetto: Università in carcere con teledidattica

IL PROGETTO IDEATO DAL GARANTI DEI DETENUTI DEL LAZIO E DALL’UNIVERSITA’ DI TOR VERGATA IN COLLABORAZIONE CON LAZIODISU E LA DIREZIONE DEL CARCERE

Questa mattina, nel Teatro del Carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, si sono laureati i primi tre studenti/detenuti, reclusi nel reparto di Alta Sicurezza del carcere romano, iscritti al progetto "Università in Carcere con Teledidattica”.

Il progetto “Università in Carcere con Teledidattica” è stato ideato, nel 2006, dal Garante dei detenuti del Lazio e dall’Università di Roma Tor Vergata, in collaborazione con Laziodisu e la direzione della Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso.

I tre studenti, Francesco De Masi, Giuseppe Gambacorta, Francesco Zuccheroso, si sono laureati in Lettere: De Masi con la tesi “Vita e opera dell’abate Antonino Martino, poeta liberale calabrese” (relatore prof. Fabio Pierangeli, Università Roma Tor Vergata), voto 110 e lode; Gambacorta con la tesi “Cesare Pavese: vita e opere in Bianco e Nero” (relatore prof. Fabio Pierangeli, Università Roma Tor Vergata), 110 e lode; Zuccheroso con la tesi dal titolo “Prigioniero del garbuglio. Ritratti di Carlo Emilio Gadda” (relatore prof. Carmine Chiodo, Università Roma Tor Vergata) votazione 108.

Gli studenti-detenuti iscritti nelle facoltà dell’Università dgeli Studio di Roma Tor Vergata che aderiscono al progetto “Teleuniversità in carcere” (Economia, Giurisprudenza e Lettere e Filosofia) sono circa 40. I detenuti hanno la possibilità di seguire i vari corsi a distanza: le lezioni universitarie vengono registrate e riversate su una rete dedicata. Gli esami sono invece svolti in presenza, grazie ai docenti che si recano direttamente in carcere. In presenza viene svolta anche una costante attività di tutorato, grazie alla quale gli studenti sono seguiti nella programmazione degli esami e nello studio.

Il progetto Teledidattica è stato indicato quale best practices dal Ministero della Giustizia, che ha previsto che i reclusi di Alta Sicurezza, in tutta Italia, possano essere trasferiti a Rebibbia N.C. se decidono di iscriversi all’Università.

«Negli anni la collaborazione tra Università, Garante ed Amministrazione carceraria - afferma la prof.ssa Marina Formica, docente di Storia Moderna all’Università Roma “Tor Vergata” e coordinatrice didattica del progetto - è diventata più intensa e proficua, e ha visto nascere nel reparto dell'Alta Sicurezza del carcere di Rebibbia un vero polo universitario, in cui gli studenti hanno creato una comunità di apprendimento. La laurea rappresenta un grande traguardo per gli studenti, ma anche un successo per tutte le istituzioni e le persone che hanno creduto nel progetto e lo hanno portato avanti negli anni nonostante le difficoltà».

«In molte occasioni - ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni – in carcere lo studio diventa strumento di riscatto sociale e un'occasione per dimostrare a sé stessi e agli altri che nella vita si possono ottenere dei successi anche senza ricorrere al reato. E’ per questo che abbiamo investito molto sui percorsi di istruzione all’interno delle carceri. Quello della “Teledidattica” è un ambito importante ed originale del Sistema Universitario Penitenziario (S.U.P.), un modello da noi ideato costituito da una rete istituzionale che mette insieme la Conferenza dei Rettori delle Università del Lazio, Laziodisu, Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, le carceri, il DAP, la Regione Lazio e le Università Roma Tre, Tor Vergata, Cassino, La Tuscia e La Sapienza. Grazie a questo Modello, oggi sono 113 i detenuti che, nel Lazio, frequentano l’Università. Nel 2005, i detenuti universitari nel Lazio erano appena 17».

 

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