L'Italia continua ad avere pochi laureati rispetto alla media europea con una perdita di competitività del Paese e una maggiore fragilità del suo tessuto culturale e politico. Carlo Cappa, ordinario di Storia della pedagogia nel dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società dell'Università di Roma Tor Vergata, e Andrea Gavosto, economista, direttore della Fondazione Agnelli di Torino specializzata sull'istruzione, hanno deciso di affrontare questo complesso argomento attraverso il libro dall'esemplificativo titolo “Università sotto esame”. Il volume è presentato alla Camera dei deputati il 27 novembre 2025, alle ore 15.00, presso la sala conferenze “Giacomo Matteotti”, piazza del Parlamento, 19, Roma, alla presenza di Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell'Università di Roma Tor Vergata.
Analizzando dati puntuali e aggiornati, il libro mette in luce tre sfide che il sistema universitario è chiamato a fronteggiare: l'inserimento dei laureati nel mercato del lavoro, il declino demografico e il boom degli atenei telematici.
Con la convinzione che l'istruzione superiore sia un indicatore della qualità e salute del Paese, soprattutto in chiave futura, gli autori condividono dunque alcune proposte per (ri)pensare l'università di domani. Tra le proposte indicate nel testo, c'è sicuramente l'aumento del finanziamento pubblico rispetto allo 0,9% del PIL attuale, che va confrontato in particolare con la media europea dell'1,5%. Un'azione che contribuirebbe ad aumentare la competitività del sistema e il numero dei laureati italiani under 34 (a oggi fermi al 31% degli italiani contro il 45% europeo). Considerata cruciale la riforma poi del cosiddetto 3+2 che, secondo gli autori, non ha centrato l'obiettivo di velocizzare il percorso di studi. Dando uno sguardo oltreoceano, si reputa opportuno dare uno sguardo al sistema americano che prevede un biennio più orientativo o a realtà quali Germania, Francia, Spagna e Olanda in cui vige la divisione tra università più tradizionali e altre più professionalizzanti con un terzo anno di stage e laboratori per creare professionisti supertecnici. L'idea è di trasformarlo in un 4+1, un solo anno di magistrale o master, ma un percorso più disteso del primo ciclo accademico con un efficace orientamento iniziale e l'acquisizione di varie competenze, con il fine di arginare l'incombente problema degli abbandoni del percorso universitario.
A cura dell'Ufficio Stampa di Ateneo