Nel punto in cui la malattia non è ancora un evento conclamato, ma una possibilità biologica già inscritta nei processi cellulari, lì comincia il lavoro di Carmelo Gurnari.
Il professor Gurnari studia soprattutto le neoplasie mieloidi e le condizioni che possono precederle. In termini semplici: prova a leggere, dentro il DNA e dentro l'evoluzione dei cloni cellulari, i segnali che distinguono un'alterazione destinata a restare silenziosa da una che può trasformarsi in leucemia. In questo campo si inseriscono anche i suoi studi sulle forme ereditarie, in particolare quelle legate al gene DDX41, oggi riconosciuto fra le più importanti cause di predisposizioni germinale alle neoplasie mieloidi dell'adulto. Nel 2026 ha coordinato uno studio multicentrico pubblicato su Leukemia che mostra come queste malattie non si lascino gestire bene con i modelli prognostici generali e richiedano strumenti specifici, costruiti sulla loro biologia.
“Il mio lavoro si concentra sui meccanismi che precedono la trasformazione leucemica: cerco di capire come un clone emopoietico acquisisca un vantaggio selettivo, quali alterazioni molecolari ne guidino l'espansione e quali segnali consentano di distinguere le condizioni stabili da quelle a rischio di progressione. L'obiettivo del grant appena ricevuto da AIRC- che ci garantirà fondi per l'ammontare di 1.5 milioni di Euro nei prossimi 5 anni- è spostare la diagnosi e l'intervento il più possibile verso le fasi precoci della malattia” Dichiara Carmelo Gurnari, professore associato di Ematologia del Dipartimento di Biomedicina e prevenzione di Roma Tor Vergata e testimone AIRC.
Accanto a questo lavoro c'è la sindrome VEXAS, una malattia rara in cui una mutazione acquisita del gene UBA1 collega infiammazione sistemica e alterazioni ematologiche. Anche qui Gurnari si muove in una zona di frontiera, dove ematologia, genetica e clinica si incrociano. È infatti Principal Investigator del protocollo PAXIS, studio randomizzato di fase 2 che valuta pacritinib in pazienti con VEXAS, ed è attualmente lo sperimentatore con il più alto numero di pazienti arruolati al mondo.
La linea più recente del suo lavoro affronta poi una delle complicanze più rare e difficili della medicina dei trapianti: le neoplasie ematologiche derivate dalle cellule del donatore. Dopo un trapianto allogenico, infatti, il sistema emopoietico del paziente viene ricostruito a partire dalle cellule staminali donate. In casi eccezionali, però, proprio da quelle cellule può svilupparsi una nuova neoplasia. Non è la ricaduta del tumore originario: è una malattia nuova, geneticamente distinta, che nasce nel sistema emopoietico del donatore. Il documento elaborato con l'EBMT (la Società Europea di Trapianto di Midollo Osseo), pubblicato nel 2026, prova a mettere ordine in questo terreno complesso: definizioni diagnostiche, criteri di prevenzione, indicazioni terapeutiche e gestione del rischio genetico anche per il donatore.
È una materia difficilissima, ma il suo nucleo è chiaro: capire se e quando la malattia abbia già cominciato a scriversi nel corpo, prima ancora di diventare evidente. È questa la domanda che orienta il lavoro del professor Gurnari.
Per lui, però, questa domanda non nasce soltanto dallo studio.
L'identità resiste finché il destino non la contraddice. A diciannove anni Carmelo Gurnari immagina per sé un futuro umanistico. Si iscrive alla Facoltà di Lettere: è lì che pensa di riconoscersi. La medicina non è ancora una vocazione, nemmeno un'ipotesi. Poi arriva la diagnosi di linfoma di Hodgkin, e la traiettoria si spezza.
Da quel momento la vita cambia lessico. Entrano le terapie, gli esami, l'incertezza, il tempo misurato sulle risposte del corpo. A Pavia, al Policlinico San Matteo, è seguito dal Professor Franco Locatelli. Le prime cure non bastano a restituire subito una direzione chiara. Ma proprio dentro quella fase sospesa nasce qualcosa che somiglia già a una scelta: non attraversare la malattia da spettatore, non subirla nel buio, provare a capirla.
È in quel punto che avviene il passaggio decisivo. Carmelo si iscrive al test di Medicina, lo supera, e il primo anno universitario coincide con il primo anno della malattia. Studia durante le cure, affronta esami mentre prosegue la radioterapia, poi arriva l'autotrapianto di midollo. Studiare, in quei mesi, non è una fuga. È un modo per non consegnarsi all'opacità di ciò che sta accadendo. Il corpo è il primo luogo in cui la medicina gli si impone; i libri, il luogo in cui quell'esperienza comincia a diventare intelligibile.
Locatelli resta una figura decisiva anche dopo la fase più acuta. È il medico che lo accompagna nella malattia, ma anche il riferimento che orienta la sua formazione e il suo sguardo. Non soltanto un clinico, dunque: un maestro. E nella storia di Carmelo Gurnari questo conta, perché la medicina che verrà non nasce da un'astrazione, ma da un incontro fra esperienza, studio e disciplina.
Nel 2015 si laurea in Medicina e Chirurgia all'Università di Pavia con una tesi in Ematologia e oncologia pediatrica. Prosegue poi la formazione clinica e scientifica fra il Bambino Gesù e l'università degli studi di Roma Tor Vergata, dove completa la specializzazione in Ematologia e il dottorato in Immunologia, Medicina molecolare e Biotecnologie applicate. Alla ricerca italiana affianca inoltre una collaborazione con la Cleveland Clinic, concentrata soprattutto sulla genomica delle insufficienze midollari e delle neoplasie mieloidi. Oggi il suo lavoro si colloca nell'area dell'Ematologia di Tor Vergata.
Forse è questo il nucleo più vero della storia di Carmelo Gurnari. Non la retorica del medico che è stato paziente, ma il rigore di qualcuno che ha imparato molto presto quanto sia decisivo capire in tempo. Una volta la conoscenza gli è servita per dare un nome a ciò che lo stava minacciando. Oggi il suo lavoro tenta un passo ulteriore: non aspettare che la malattia si manifesti del tutto, ma raggiungerla quando è ancora un indizio. Perché ci sono vite in cui la ricerca non nasce dopo la ferita: nasce dal tentativo ostinato di non lasciarle avere l'ultima parola.
a cura dell'Ufficio Stampa di Ateneo