La vasta area geografica all'interno dell'Università di Roma Tor Vergata non si presta solo alla proiezione nuovi progetti futuri, ma anche al recupero di spazi che evidenziano la secolare storia abitativa del luogo.
Mercoledì 6 maggio 2026 alle ore 12:00 sono stati presentati i risultati dei lavori compiuti sul borgo Casale Micara, con l'inaugurazione della nuova sede della Fondazione RESTART. Grazie al finanziamento PNRR da parte del Ministero dell'Università e Ricerca, è stato possibile completare il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo al restauro del borgo, con completamento e messa in operatività del Fabbricato B.
Per dare un contesto storico, ricordiamo che negli Anni '60 del secolo scorso fu edificato il “borgo agricolo” denominato nelle tavole del PRG del Comune di Roma come “Casale Carcaricola”. Un vero e proprio nucleo contadino autonomo, utilizzato per la coltivazione delle estese piantagioni di uva e non solo, situato su una lieve collina che si estende su un'area di più di cinquecentomila metri quadrati. L'evoluzione più recente e significativa si è verificata con un esproprio (l'area era stata concessa all'Ateneo) e il trasferimento di proprietà dalla famiglia Micara (da cui il nome Casale Micara) all'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, sul finire degli Anni '70.
Presente Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell'università di Roma Tor Vergata, che sottolinea come “Oggi celebriamo il restauro di uno storico Borgo, in una delle aree più significative dell'università. Si tratta infatti di un lavoro di eccellenza in una zona conosciuta per la sua valenza storica e archeologica, come svelato dagli studi svolti. Riportare alla vita Casale Micara, anche grazie alla nuova sede della Fondazione Restart, dimostra quanto prezioso e significativo sia il contesto in cui è insediato il nostro Ateneo”.
“Abbiamo finalmente reso funzionale il fabbricato che ospiterà la sede operativa della Fondazione RESTART, grazie al finanziamento PNRR del partenariato esteso RESTART. Come responsabile di progetto per l'intero intervento, ho avuto l'onore (e l'onere) di supervisionare, coordinare e gestire le varie fasi di questo output di progetto, dall'ideazione fino alla realizzazione dei lavori di recupero e restauro”. Commenta così il risultato raggiunto Luca Chiaraviglio, ordinario di Ingegneria delle Telecomunicazioni presso il dipartimento di Ingegneria Elettronica e responsabile dell'intervento di riqualificazione. A introdurre i lavori della giornata Nicola Blefari Melazzi, ordinario di Telecomunicazioni presso il medesimo dipartimento. All'inaugurazione ha preso parte anche Fabrizio Cobis, dirigente del Ministero dell'Università e della Ricerca.
RESTART sta per “RESearch and innovation on future Telecommunications systems and networks, to make Italy more smart”, un progetto finanziato dall'Unione Europea tramite il Ministero dell'Università e Ricerca, dedicato al futuro delle Telecomunicazioni
La nuova destinazione del fabbricato ha previsto un adeguamento sismico della struttura che ha dovuto combaciare con una ricostruzione filologica dettata dalla Soprintedenza paesaggistica, con interventi conservativi sulle superfici, ricostruzione del tetto in legno (castagno), rinforzamento dei muri originali in tufo e mattoni con un esoscheletro in acciaio, impianto di cordoli in cemento armato per incatenare le fondazioni a sacco e addirittura la creazione di un vespaio areato con una nuova tecnologia anti-umidità. Lo scopo del progetto è quello di creare un polo per la Fondazione RESTART che coniughi le attività di ricerca, formazione e trasferimento tecnologico in ambito di telecomunicazioni, con un forte legame con la comunità universitaria che la ospita.
La lunga storia del borgo, all'età pre-protostorica all' Era Romana e post-Classica
L'area che include i fabbricati del Casale si estende fra il Fosso Giardino Dell'Incastro, il Fosso della Botte di Luciano, via Giovanni Silvestri e via Marcello Alessio, all'interno del Comune di Roma Capitale. Tale area si inserisce in un contesto territoriale con una lunga storia di frequentazione umana. Indagini condotte dall'Università di Roma Tor Vergata e dalla Soprintendenza Archeologica di Roma hanno individuato un insediamento del Neolitico inferiore (circa 1.500 mq) lungo il Fosso Giardino dell'Incastro, caratterizzato da frammenti ceramici e industria litica in selce e ossidiana. Scavi più profondi hanno rivelato uno strato risalente al Paleolitico, e ulteriori ritrovamenti testimoniano una continuità d'uso fino all'età del Bronzo Recente. La Soprintendenza Archeologica ha avviato negli anni '80 una serie di sondaggi per indagare le preesistenze di età romana, i cui dati sono stati integrati nella Carta della Qualità del Comune di Roma e nella Carta dell'Agro Romano. Le indagini hanno rivelato importanti evidenze archeologiche nell'area estesa fra il Fosso Giardino dell'Incastro, il Fosso della Botte di Luciano, Via Giovanni Silvestri e Via Marcello Alessio, tra cui:
L'intervento di restauro: le tappe
L'intervento di recupero e restauro è stato autorizzato dal Ministero dell'Università e Ricerca durante il mese di febbraio 2025. Le prime indagini hanno portato al reperimento della documentazione del Casale, fra cui spicca la declaratoria di notevole interesse archeologico del Soprintendente, che ha vincolato tutta l'area come zona a elevato interesse archeologico per la presenza di manufatti.
I primi interventi in campo risalgono all'aprile 2025, hanno inizialmente previsto bonifica superficiale del terreno e dei ruderi. La scorsa estate con l'esecuzione delle indagini archeologiche preventive, sono stati spostati di più di 1000 metri cubi di terreno sulla collina, per poter verificare la presenza di reperti archeologici. Sono state portate alla luce arature moderne per lo scasso della vigna sul banco di tufo archeologico, evidenziando come tale processo abbia verosimilmente rimosso eventuali reperti archeologici presenti sulle zone arate. In parallelo a questa attività sono state eseguite le operazioni di verifica di presenza di ordigni bellici, carotaggi ad elevata profondità per definire la stratigrafia del terreno, prelievi di materiale dal Casale e prove di resistenza per le indagini strutturali.
Le opere strutturali hanno incluso l'installazione del nuovo tetto in castagno, realizzato con la tecnica della capriata con monaco, così come era stato realizzato in origine. Sono state inoltre ripristinate le tettoie esterne, le porte e le finestre con le stesse dimensioni dell'epoca, nonché l'intonaco delle pareti con una tecnica di sbruffaggio a mano. Le attività sono state completate entro il termine fissato dal Ministero, rendendo il fabbricato completamente operativo a partire dal mese di aprile 2026.
“L'intero intervento ha comportato un'organizzazione complessa, che ha garantito la realizzazione dell'intervento in meno di quindici mesi, un risultato notevole considerando la presenza dei vincoli presenti nell'area e la complessità dell'intervento” ha commentato Luca Chiaraviglio “Un sentito ringraziamento va a tutte le persone coinvolte, senza le quali non avremmo potuto centrare questo obiettivo ambizioso.”
Il passo successivo sarà quindi di estendere l'intervento di restauro per gli altri fabbricati, tramite ulteriori finanziamenti, per i quali sono già stati redatti i progetti esecutivi. Il Casale diventerà quindi un fulcro importante nel panorama universitario, in una zona che viene quindi riqualificata e resa disponibile per la nostra comunità.
a cura dell'Ufficio Stampa di Ateneo