È stata recentemente presentata l'imponente campagna di scavi archeologici terminata nel 2025 alle pendici del monte Ararat, importantissimo progetto di cooperazione internazionale, finanziato dall'Aics (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) e inserito nell'ambito delle attività della cooperazione italiana in Armenia, uno Stato considerato ad alta priorità strategica dal Maeci (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale). Si tratta di un progetto al quale partecipano rilevanti istituzioni italiane, tra cui l'università di Roma Tor Vergata, guidato dall'Ismeo (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l'Oriente) in qualità di organo di coordinamento generale e di alta direzione scientifica.
Dagli scavi, un volume intitolato Aruch. Rediscovering a Medieval Armenian Capital. Archaeological Campaigns 2022-2025, curato da Sergio Ferdinandi e Astghik Babajanyan, edito per i tipi ISMEO nel maggio 2026.
Il punto sulla campagna di scavi e sui risultati che ne sono derivati è stato curato, nell'occasione della presentazione presso la Macroarea di Ingegneria dell'università di Roma Tor Vergata, dalla professoressa Giuseppina Cinque, docente di Disegno dell'architettura del dipartimento di Ingegneria civile e Ingegneria informatica (DICII). L'evento ha visto la partecipazione di Alessandro Ferranti, ambasciatore italiano in Armenia, Adriano Valerio Rossi, presidente Ismeo, del consigliere Sergio Ferdinandi, vicepresidente Ismeo e dirigente generale del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, nonché direttore della missione archeologica di Aruch. Lato università hanno portato i saluti Bianca Sulpasso, delegata del Rettore per l'Internazionalizzazione e Gaetano Marrocco vicedirettore DICII. Presenti anche i docenti Fabio di Carlo, Ilaria Giannetti, Elena Eramo.
Un quadriennio di scavi archeologici condotti sul campo tra il 2022 e il 2025 sotto la direzione di Sergio Ferdinandi, con la partecipazione di Astghik Babajanyan del IAE NAS RA (Istituto di Archeologia ed Etnografia dell'Accademia Nazionale delle Scienze della Repubblica d'Armenia). Importanti lavori per la tutela e il restauro del sito. Il programma internazionale si è qualificato come un intervento pilota nella tutela dei beni culturali. Giuseppina Cinque ha sottolineato la peculiarità del progetto ARChaeological HEritage and TOURism for Rural DEVelopment in Armenia che “unisce l'archeologia rurale a obiettivi di ricaduta economica. L'Ismeo ha coordinato la pianificazione del sistema turistico integrato dell'area di Aruch, supportando la creazione di itinerari, l'elaborazione del piano di gestione e gli interventi di manutenzione straordinaria del sito. Gli interventi si sono svolti all'interno di una convenzione stipulata tra Ismeo e il dipartimento di Ingegneria civile e ingegneria informatica”.
Sotto la responsabilità, tra gli altri, anche della prof Cinque, questa convenzione rappresenta il braccio ingegneristico per il rilevamento e la valorizzazione del parco archeologico di Aruch, con particolare riferimento alla Basilica di San Grigor.
Spiega Giuseppina Cinque: “l'importanza di Aruch quale nodo lungo un'arteria della Via della Seta è stata oggetto di indagine su fontes documentali all'interno di un complesso contesto multilingue (armeno, arabo, persiano, cinese, latino e greco). In particolare, è stata affrontata la valutazione della consistenza storica di Aruch, analizzata a partire dal testo di Ełišē Vardapet (V sec. d.C.). Sono stati studiati più testi a carattere di Itineraria adnotata, ovvero picta, (appunti annotati o dipinti nei diari di viaggio, anche dello scrittore noto come Eliseo l'Armeno, ndr) al fine di verificare la corrispondenza di Aruch con una stazione chiamata Hariza, e mediante ricerche su testi che narrano viaggi redatti tra il X e il XIII sec., anche per rintracciare la presenza di agenti commerciali e banche genovesi e veneziane lungo il corridoio di Aruch. Infine è stata valutata l'importanza di Aruch quale capitale armena nel VII sec. sotto il principe Grigor Mamikonian, evidenziando l'analogia tra la residenza di Aruch e il il Palatium di Villa Adriana a Tivoli, riportato nelle fonti tardo antiche e medievali”.
Importante l'utilizzo ingegneristico di strumentazione ad alta tecnologia, come riportato dalla ricercatrice Elena Eramo: “L'utilizzo integrato di diverse tecnologie di Reality Capture di ultima generazione ha permesso di documentare i grandi complessi monumentali di Aruch, anche nelle porzioni più impervie e difficili da raggiungere, arrivando a creare modelli parametrici ad altissima fedeltà geometrica e ad alto livello di interrogabilità. Le oltre 1.900 immagini fotografiche acquisite, terrestri e da drone, sono state orientate e vincolate alle mappe di profondità generate dal laser scanner Leica BLK360 G2. L'impiego di algoritmi di allineamento automatico ha consentito un'integrazione geometrica millimetrica tra i diversi dataset tridimensionali (si veda in foto). La grande mole di dati raccolti è stata poi ‘fusa' in un unico modello 3D, ottimizzato dal punto di vista computazionale grazie a operazioni di remeshing adattivo. Il modello è stato ‘rivestito' con texture fotografiche cromaticamente calibrate, che restituiscono fedelmente i colori delle superfici e facilitano la lettura delle tracce di degrado.
Utilizzando le procedure Scan-to-BIM, la geometria è stata tradotta in un modello informativo parametrico HBIM, interrogabile fino al singolo concio lapideo, che permette di consultare le informazioni sul degrado, sulle deformazioni reali delle strutture e sui quadri fessurativi. L'esportazione nello standard aperto IFC (Industry Foundation Classes) consente al team multidisciplinare, tramite viewer open-source online, di consultare il modello e condividere le informazioni raccolte anche a distanza”.
a cura dell'Ufficio Stampa di Ateneo