Ci sono ricerche che attraversano secoli, lingue e identità culturali. E ci sono studiosi che scelgono di rincorrerle anche quando il percorso è difficile, poco battuto, quasi invisibile. È il caso di Valentina B. Lanza, 38 anni, che all'Università degli Studi di Roma Tor Vergata ha ottenuto una prestigiosa Marie Curie Global Fellowship con il progetto LiteRaS – Allographic LITERacy: Arabic texts in non-Arabic script across Middle Eastern manuscript tradition.
Con LiteRaS, Valentina B. Lanza si è aggiudicata un finanziamento europeo di 290.752,44 euro nell'ambito delle Marie Skłodowska-Curie Actions.
Il programma Marie Skłodowska-Curie rappresenta uno dei percorsi più competitivi e prestigiosi dell'Unione europea dedicati alla ricerca e alla mobilità internazionale. Nell'ultima call, la Commissione europea ha stanziato 404,3 milioni di euro, selezionando 1.610 ricercatori su oltre 17 mila candidature provenienti da tutto il mondo, con un tasso di successo del 9,6%.
Un risultato che assume ancora più rilievo nel settore delle scienze umane e sociali, il più rappresentato tra i progetti finanziati, ma anche uno dei più competitivi, dove la qualità scientifica deve riuscire a emergere in un panorama internazionale estremamente ampio e interdisciplinare.
Per Valentina B. Lanza il riconoscimento arriva dopo anni di studio, assegni di ricerca, lavoro sui manoscritti, collaborazioni e spostamenti, attraversando anche anni di precarietà e senza ancora una posizione stabile. Un percorso costruito inseguendo una linea di ricerca complessa, specialistica e poco battuta, ma nella quale ha scelto di credere fino in fondo, lavorando su materiali spesso marginali rispetto ai grandi filoni della ricerca tradizionale.
“La gioia più grande non è stata soltanto vincere il finanziamento, ma avere finalmente la possibilità concreta di portare avanti questi studi, divulgarli, contribuire alla conoscenza di questo patrimonio culturale e valorizzare una tradizione che in Italia è ancora poco conosciuta. E vedere una passione nata anni fa trasformarsi progressivamente in un vero progetto di ricerca, strutturato insieme alla professoressa Valentina Sagaria Rossi dell'Università di Roma Tor Vergata”.
Quella passione accompagna Valentina B. Lanza da sempre e orienta naturalmente anche le sue scelte universitarie. All'Università degli Studi Roma Tre, infatti, sceglie di inserire tra gli esami a scelta insegnamenti come filologia e paleografia, attratta dallo studio delle lingue, delle scritture e della trasmissione dei testi. In questi anni si forma anche sotto la guida del professor Giuliano Lancioni dell'Università degli Studi Roma Tre, suo mentore durante il percorso triennale, magistrale e di dottorato in lingua araba, con il quale continua ancora oggi a collaborare e che ha contribuito alla formalizzazione del progetto di ricerca. Proprio durante l'esame di paleografia entra inoltre in contatto, attraverso un volume di studio, con il lavoro della professoressa Valentina Sagaria Rossi dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
Da quella lettura nasce un interesse destinato a trasformarsi progressivamente in una direzione di ricerca precisa. I manoscritti diventano il luogo in cui lingue, culture e identità si incontrano, si contaminano, si sovrappongono e lasciano tracce materiali da interpretare. Non semplici testi da decifrare, ma testimonianze concrete di comunità che, nel corso dei secoli, hanno costruito la propria identità anche attraverso la scrittura. Un aspetto che va a corroborare ulteriormente il valore storico e culturale di queste tradizioni manoscritte.
In questo percorso rientra anche l'attenzione per il giudeo-arabo, una delle tradizioni che mostrano in modo particolarmente evidente come la lingua araba abbia attraversato comunità, alfabeti e appartenenze religiose differenti. Un ambito che Lanza ha approfondito nel tempo e che contribuisce a chiarire il senso più ampio della sua ricerca: studiare non solo le lingue, ma le forme concrete attraverso cui le comunità le hanno scritte, trasmesse, adattate e rese parte della propria identità culturale.
Poi arrivano il dottorato, i periodi di studio all'estero e quattro assegni di ricerca tra Sapienza Università di Roma e Università di Napoli L'Orientale. È proprio durante l'esperienza a L'Orientale, in un ambiente scientifico internazionale, variegato e fortemente interdisciplinare, che la ricerca di Valentina B. Lanza prende forma con maggiore chiarezza. Qui approfondisce la trasmissione della grammatica tra greco, siriaco e arabo, lavorando a stretto contatto con i linguisti storici e con gruppi di ricerca dedicati alle tradizioni manoscritte. Negli stessi anni inizia anche una collaborazione con la professoressa Valentina Sagaria Rossi destinata a diventare centrale nello sviluppo del progetto.
In quel contesto il suo percorso si consolida ulteriormente: la ricerca sulle scritture “altre”, sulle tradizioni linguistiche di confine e sui manoscritti arabi in alfabeti non arabi inizia a strutturarsi progressivamente fino a delineare il nucleo del progetto LiteRaS, oggi ospitato a Tor Vergata sotto la supervisione della stessa docente.
Il progetto LiteRaS unisce linguistica araba, studio dei manoscritti e Digital Humanities per analizzare un fenomeno rarissimo e ancora poco esplorato: testi in lingua araba scritti però con alfabeti non arabi, come il greco, il copto, il latino e l'etiopico. Si tratta di una tradizione manoscritta che non si è mai trasformata in una vera e propria corrente letteraria stabile e che proprio per questo è rimasta a lungo ai margini degli studi internazionali. Una produzione frammentaria, dispersa tra biblioteche e collezioni di diversi Paesi, spesso difficile perfino da identificare e catalogare, proprio perché collocata in uno spazio di confine tra lingue, alfabeti e tradizioni culturali differenti.
Dietro questi manoscritti si muovono soprattutto comunità cristiane arabofone del Medio Oriente medievale che, pur parlando e trasmettendo la lingua araba, continuavano a scriverla utilizzando i propri sistemi grafici tradizionali. Nascono così testi in cui convivono contemporaneamente lingua araba e alfabeti appartenenti ad altre tradizioni culturali e religiose. Un intreccio che restituisce la complessità culturale del Mediterraneo e del Medio Oriente medievale molto più di quanto possano fare le grandi narrazioni lineari della storia linguistica.
Una pratica che racconta molto più di una semplice contaminazione linguistica: dentro quelle scritture si riflettono identità religiose, appartenenze culturali, equilibri politici, modalità di alfabetizzazione, processi di trasmissione del sapere e dinamiche sociali che attraversano il Mediterraneo e il Medio Oriente premoderno.
Si tratta di materiali estremamente complessi da studiare, anche perché collocati in una zona di confine tra discipline diverse: linguistica araba, paleografia, filologia, storia culturale e studio dei manoscritti. Ed è proprio in questo spazio “ibrido” che si concentra la ricerca di Valentina B. Lanza, oggi tra le poche studiose in Italia a lavorare in maniera specialistica su queste tradizioni scrittorie.
Attraverso il progetto LiteRaS, la ricercatrice punta a ricostruire le caratteristiche linguistiche, ortografiche e visive di questi manoscritti per comprendere come comunità differenti abbiano adattato la lingua araba ai propri alfabeti e ai propri contesti culturali. L'obiettivo non è soltanto descrivere delle “anomalie” grafiche, ma comprendere come le comunità abbiano negoziato identità linguistiche, religiose e culturali attraverso la scrittura.
Lo studio prevede inoltre la creazione di un archivio digitale open access dedicato ai testi arabi in alfabeti non arabi, destinato a diventare uno strumento di riferimento per la conservazione, la catalogazione e lo studio di queste testimonianze manoscritte, mettendo a disposizione della comunità scientifica internazionale materiali oggi spesso dispersi o difficilmente accessibili.
Accanto all'analisi linguistica, LiteRaS utilizzerà anche strumenti computazionali e tecniche avanzate di analisi digitale dei manoscritti per studiare le grafie, identificare mani scriventi, riconoscere stili regionali e approfondire le modalità di alfabetizzazione e trasmissione culturale delle comunità coinvolte. Un approccio innovativo che intreccia studio delle scritture antiche, linguistica araba e Digital Humanities, mostrando come le tecnologie contemporanee possano aprire nuove prospettive nello studio delle tradizioni manoscritte.
Il progetto, coordinato da Valentina Sagaria Rossi, docente di lingua e letteratura araba presso il Dipartimento di Storia, patrimonio culturale, formazione e società, sarà ospitato dall'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, con una fase di ricerca alla New York University Abu Dhabi e un periodo presso la Universität Hamburg, sede del Centre for the Study of Manuscript Cultures (CSMC), centro di eccellenza unico al mondo dedicato allo studio delle tradizioni manoscritte nelle diverse culture e aree linguistiche.
Un riconoscimento prestigioso che premia non solo l'eccellenza scientifica, ma anche il coraggio di dedicarsi a ricerche di frontiera, capaci di riportare alla luce storie, lingue e identità rimaste per secoli ai margini della grande narrazione culturale del Mediterraneo.
a cura dell'Ufficio Stampa di Ateneo