Ci sono dei passatempi che negli anni svelano una innovativa capacità di insegnamento, anche al di là della propria comprensione iniziale. I mattoncini rappresentano da decenni una stimolante forma di interazione, che non sembra sentire il passare degli anni. Con questo spirito, Debora Tomasi, docente del corso di laurea in Economia e Management - Organizzazione e gestione delle risorse umane - alla facoltà di Economia di Roma Tor Vergata, presenta lunedì 11 maggio 2026, alla Sala Scacchi della stessa facoltà, un approccio innovativo alla didattica, spingendo alcuni studenti a confrontarsi con la costruzione “analogica”, in un mondo sempre più digitale. Mettendo a disposizione uno starter kit con circa 50 brick (o mattoncini) del celebre brand di giocattoli da assemblaggio, Tomasi introduce un incontro attraverso il quale spinge gli studenti e le studentesse partecipanti a fare delle costruzioni, facendo loro poi spiegare la ratio che li ha spinti a scegliere certi colori, forme o posizionamento dei mattoncini stessi. Si tratta del workshop basato sull'utilizzo della metodologia “Lego® Serious Play®”, un sistema da anni implementato dalla omonima compagnia di giocattoli con lo scopo di incentivare le costruzioni come processo esperienziale, progettato per stimolare il dialogo e incoraggiare la riflessione, oltre che per sviluppare le capacità di risoluzione dei problemi e l'uso dell'immaginazione.
“Lavorare con le mani aiuta l'apprendimento e spesso il cervello riesce a riprodurre i propri pensieri in maniera più diretta in questo modo, mostrando quello che si intende comunicare”, dichiara la docente, che aggiunge “Ogni partecipante costruisce un proprio modello individuale in risposta alla domanda. Il tempo è limitato e questo aiuta a evitare l'eccessiva razionalizzazione: si costruisce di pancia”.
Terminata la costruzione, si passa a uno dei momenti più importanti: il racconto. Ognuno, a turno, condivide la storia del proprio modello.
“Ed è qui - prosegue la docente - che accade qualcosa di interessante: tutti parlano e vengono ascoltati senza interruzioni, né giudizi. Il modello diventa una sorta di “terzo oggetto” tra chi parla e chi ascolta, facilitando una comunicazione più libera e meno difensiva. Un workshop facilitato con la metodologia LSP non è una sequenza di “giochi” o di modelli – conclude Tomasi -, ma un percorso strutturato che permette di passare da idee implicite e spesso confuse a rappresentazioni condivise, tangibili e, soprattutto, utilizzabili“.
La costruzione in 3D di modelli in scala di case, torri o altre strutture, diventa un modo di relazionarsi, crescere, esporsi e mettersi in gioco, attraverso il gioco che responsabilizza e definisce i propri obiettivi. Questo approccio all'interazione nel mondo professionale ma anche nella didattica, aiuta i partecipanti ad aprirsi attraverso il mezzo facilmente accessibile del gioco.
a cura dell'Ufficio Stampa di Ateneo