Tra il 12 e il 13 febbraio 2026 si è svolto il convegno dal titolo Punitive circulations. Comparative perspectives on methods and archives. Un'iniziativa promossa dall'università di Roma Tor Vergata presso l'École française de Rome e la Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso.
La responsabile scientifica è Chiara Lucrezio Monticelli, associata di Storia moderna al dipartimento di storia, patrimonio culturale, formazione e società dell'università di Roma Tor Vergata. Il workshop si è concluso presso la Casa circondariale di Rebibbia, da anni coinvolta nel progetto di Ateneo “Università in carcere” coordinato da Marina Formica, ordinaria di Storia moderna a Roma Tor Vergata.
Nel workshop – spiega Lucrezio Monticelli - abbiamo parlato di circolazioni in due accezioni: da un lato, quella specifica dei saperi penitenziari che dalla fine del Settecento cominciano a diffondersi nel mondo occidentale; dall'altro lato, il riferimento alla circolazione è stata una allusione agli scambi tra studiosi e studiose che, grazie all'impulso del nostro Ateneo, si sono riuniti a Roma, nel quadro di uno dei progetti Prin 2022 in corso nel dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, formazione e Società”.
La presenza all'interno delle mura del Casa Circondariale di Rebibbia ha sottolineato la necessità di un collegamento tra il dibattito scientifico e il dibattito pubblico in corso sulle condizioni di detenzione, alla presenza e con la partecipazione attiva degli studenti detenuti dell'università di Roma Tor Vergata.
“L'Ateneo – prosegue la docente - è da anni impegnato sul tema del carcere, a livello di terza missione grazie alla delega del Rettore per le attività universitarie presso gli istituti penitenziari affidata alla professoressa Formica, ma anche sul piano più strettamente scientifico. Già dal 2018, nell'ambito del programma di Ateneo "Mission Sustainability" è stato finanziato un progetto di ricerca che ha richiamato a Roma studiosi e studiose di livello internazionale. Questa esperienza pregressa è stata fondamentale per consolidare una credibilità del gruppo di ricerca italiano contribuendo così alla rete di rapporti di cui si è giovato il workshop appena svolto”. “Per il gruppo organizzativo del workshop - sottolinea - è stato importante prevedere, oltre alle sessioni strettamente scientifiche che si sono tenute nella sede dell'École francaise di Rome - grazie a un progetto congiunto con l'Ateneo - un momento in cui spostare e allargare il confronto all'interno delle mura del carcere. Il tema della conservazione delle carte prodotte dalle istituzioni penitenziarie e della conservazione della memoria delle persone detenute ci è sembrato il trait d'union tra le esperienze dei nostri studenti reclusi a Rebibbia e le future generazioni di storiche e di storici a cui va garantito un accesso a questi archivi“.
La docente approfondisce poi la possibile esistenza di pattern sanzionatori che si ripetono nel nostro e in altri Paesi (in seguito al confronto di idee e dibattiti in passato) e le conseguenze prodotte.
“Questo in effetti è stato uno dei temi chiave oggetto della discussione nei giorni del workshop. Ossia quanto, nel corso dell'Ottocento, la circolazione di idee e modelli penitenziari, come anche degli individui in carne ed ossa esperti nella materia punitiva (architetti, medici, giornalisti e solo in seguito giuristi), abbia determinato una unanime convergenza sul carcere come la soluzione punitiva migliore e dunque estendibile a contesti culturali e politici anche molto diversi tra loro, dagli Stati europei fino a quelli della giovane Repubblica americana. Ciononostante i segni di crisi e di limite che il trattamento carcerario aveva mostrato sin dalle sue prime applicazioni, anzitutto per le conseguenze psichiatriche dell'isolamento.
Eppure l'idea del carcere ha trionfato nel dibattito pubblico internazionale ottocentesco, ancora prima della vera e propria introduzione della pena detentiva nella codificazione penale. I giornali europei lanciarono una campagna vivacissima di discussione sulle forme isolamento (assoluto, notte e giorno, o limitato alla notte) prese in prestito dai modelli penitenziari di Filadelfia e di Auburn, mentre negli Stati Uniti d'America erano le matrici protestanti e cattoliche del Vecchio Continente ad essere in discussione. Insomma una vera circolazione transatlantica di idee attorno su cui si sono costruiti gli odierni regimi punitivi”.
Il maggiore risultato scientifico – conclude la professoressa - è stato quello di restituire una visibilità internazionale ai progetti di ricostruzione storica dei sistemi punitivi che l'Ateneo ha sostenuto negli ultimi anni scommettendo su progetti di ricerca e sulla collaborazione tra le discipline: la Storia Moderna, che io insegno, ma anche quella Contemporanea e quella del Cristianesimo, oltre agli scambi con gli ambiti della Antropologia e del Diritto che hanno consolidato le relazioni scientifiche tra i colleghi di Tor Vergata.
Al convegno hanno preso parte studiose e studiosi provenienti da numerose università europee e americane, con l'obiettivo di mettere in dialogo prospettive storiografiche, metodologie di ricerca e casi di studio comparativi.
In questo quadro, Tor Vergata si è confermata come un nodo scientifico di riferimento capace di connettere reti di ricerca internazionali e realtà istituzionali del territorio.
La sessione ospitata a Rebibbia è stata dedicata in particolare alla conservazione e valorizzazione degli archivi penitenziari come fonti per la ricerca storica futura, creando un'occasione di confronto diretto tra studiosi, archivisti e persone detenute. Accanto alla dimensione accademica, il convegno si è aperto anche a linguaggi artistici e narrativi: l'intervento del fotografo Marco Delogu (foto in copertina), ha presentato i suoi reportage sul carcere e ha richiamato il contributo della letteratura, approfondendo complessità, memoria e vissuto dell'esperienza detentiva.
Per l'Amministrazione Penitenziaria hanno portato i saluti istituzionali la dottoressa Rossana Scotucci, Capo Area trattamentale, e la dottoressa Giuseppina Boi, referente per i percorsi universitari all'interno della Casa Circondariale di Rebibbia. La dottoressa Serena Cataldo, ha curato l'organizzazione dell'evento all'interno dell'Istituto penitenziario. In allegato il programma completo dell'evento.
a cura dell'Ufficio Stampa di Ateneo